Grecia, le piazze restano occupate

L’ultima trance degli aiuti economici disposti dall’Unione Europea per sostenere l’economia greca ed evitarne il fallimento, sta per essere erogata. Questo non sta però restituendo fiducia ai mercati, che continuano a declassare i titoli di stato greci. D’altra parte gli aiuti servono ormai solo a pagare gli interessi di un debito pubblico in costante e irrefrenabile crescita. A completare il quadro giunge la richiesta di Berlino di aprire ai privati il salvataggio della Grecia. Non è chiaro a cosa alluda la cancelliera Merkel in questo suo appello, ma non è diffiicile immaginare che questo possa aprire la strada ad una ulteriore fase di speculazione sulle spalle di Atene, che ha già messo in atto un programma di privatizzazioni delle proprie aziende pubbliche. Programma che potrebbe tranquillamente essere descritto come svendita per cessata attività, dato che molte di queste aziende saranno vendute per cifre irrisorie rispetto al loro reale valore.

Nel frattempo il governo greco guidato da George Papandreou attraversa un altro momento di crisi. A fronte del rifiuto dell’opposizione di prendere parte ad un governo diunità nazionale, il leader socialista ha messo in campo un reimpasto di governo. La prima vittima del rimescolamento è il ministro dell’economia George Papaconstantinou, declassato all’ambiente per essere sostituito da Evangelos Venizelos, maggiorente del Pasok e fino ad oggi ministro della difesa.

Ai greci però tutto questo interessa relativamente, impegnati come sono a fare i conti con una imminente manovra economica da 33 miliardi di euro, misura imponente se si pensa che nel paese vivono poco più di 11 milioni di persone. Come per le precedenti manovre anche questa volta ad essere maggiormente colpiti saranno stipendi, pensioni, sanità, servizi sociali. Forse la disperazione del vedere ancora una volta ritoccati al ribasso i propri diritti e le proprie condizioni materiali di vita hanno convinto i greci a tornare in piazza. Lo hanno fatto migliaia, occupando Piazza Syntagma, antistante il parlamento. La protesta si è poi estesa ad altre città, quali Salonicco e Patrasso. A nulla sono valsi i tentativi della polizia di sgomberare i presidi tramite irruzioni ingiustificate e violente.

D’altra parte è difficile anche per i manifestanti immaginare una via di fuga dalla situazione attuale. A partire dalle imponenti mobilitazioni del 2008 le proteste in Grecia sono proseguite in maniera costante e unitaria fino al 5 maggio 2010, quando il lancio di bombe molotov dentro una banca causò la morte di tre persone. Sono stati istillati forti sospetti sul fatto che il gesto fosse opera di agenti infiltrati, circostanza mai chiarita. Fattostà che da allora l’unità tra le diverse anime del movimento si è rotta e la piazza è stata disertata, complice probabilmente il senso di impotenza di fronte alla fermezza incondizionata del governo. Il tentativo di queste settimane, nato sulla scia delle suggestioni spagnole e consolidatosi a fronte della situazione che si va ulteriormente aggravando ha il difficile compito di ricomporre l’eterogeneità delle piazze e costruire alternative da contrapporre alle sciagurate iniziative del governo e dell’unione europea.

Come dire che gridare “Noi la crisi non la paghiamo”, quando invece la stiamo pagando amaramente, non è più sufficiente.

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