Babush 36: il teatro e la scossa degli intermittenti

Il teatro Valle di Roma è un dei tanti simboli della situazione cronica in cui versa il mondo dello spettacolo nel nostro paese. La storica struttura, dove tra l’altro ha debuttato “Sei personaggi in cerca di autore” di Luigi Pirandello, è chiusa da metà maggio a seguito della soppressione dell’ETI (l’Ente Teatrale Italiano), eliminato dalla finanziaria 2010. Attualmente l’Italia non dispone di un ente nazionale che si occupi di promozione del teatro, di educazione permanente del pubbblico e di relazioni con le strutture e i paesi esteri.

Ma se di simbolo bisogna parlare, oltre che del massiccio disinvestimento sulla cultura messo in campo dal governo negli ultimi anni, non si può non vedere nel Valle anche la possibilità di una riscossa e di un’inversione di tendenza. Situato nel pieno centro storico di Roma, il teatro è stato occupato il 14 giugno da un folto gruppo di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo: attori, registi, sceneggiatori, ma anche tecnici di palco, costumisti, scenografi. Il motivo della protesta, lo spiega Silvia, una delle occupanti, ai nostri microfoni, non è “mettere in campo una vertenza specifica sul Valle, che pure deve tornare a vivere, ma aprire un ragionamento ampio sul modo di gestire i fondi e sulla perimetrazione dei processi di produzione culturale”. Quanto viene contestato dai lavoratori dello spettacolo va ben al di là dei tagli operati dal governo, che indubbiamente hanno dato al settore il colpo di grazia, e riguarda una gestione privatistica e familistica delle risorse, con i soliti noti che rastrellano tutto il possibile senza lasciare spazio alle sperimentazioni, ai teatri emergenti e alle numerose professionalità che si sono sviluppate negli anni. L’aspirazione è quindi quella di sollecitare il sollevamento di altre realtà in giro per il paese, in modo da costruire una vertenza ampia in cui venga rivisto nel profondo l’intero sistema. “Lo stesso ETI, la cui soppressione è semplicemente paradossale, era contestabile in tante parti del suo operato”, aggiunge Silvia.

Per quanto riguarda il Valle, il comune di Roma si è affrettato a deliberarne l’acquisizione, programmando di affidarne la gestione tramite un bando. Questa via d’uscita non piace affatto agli occupanti, che vi ravvedono l’ennesima riproposizione di un modello verticista di intervento, che preclude a chi giorno per giorno lavora nel mondo dello spettacolo di dire la propria, intervenendo direttamente nelle decisioni. Come si legge nel comunicato espresso dall’assemblea lo scopo dell’occupazione è invocare una grande rivolta culturale. E che questa sia contagiosa. Sono parole di Andrea Camilleri che il 15 giugno è intervenuto al teatro per portare il proprio sostegno.

 

Ospiti della puntata:

Silvia, lavoratrice dello spettacolo
Graziano Graziani, giornalista
Maurizio Lazzarato, ricercatore e promotore del Comitato Intermittenti dello Spettacolo in Francia

 

 

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