L’acqua pubblica dopo il referendum

I risultati del 13 giugno sanciscono l’urgenza di un ritorno alla gestione pubblica dell’acqua, ma il referendum abrogativo non basta e avrà bisogno di essere confermato attraverso un’autentica riforma legislativa. Il punto di partenza per i movimenti dell’acqua è la proposta di legge popolare che nel 2007 raccolse oltre 400 mila firme ma che da allora è rimasta nei cassetti del Parlamento. In questi anni nessun parlamentare si è preso la briga di rispolverare il testo ed avviare un autentico dibattito sulla riforma dei servizi idrici . Ora che oltre 26 milioni di italiani si sono espressi per il sì,  il testo elaborato dai movimenti riprende ad avere una valenza centrale. Due i prinicpi fondamentali espressi in quella proposta: “il primo” sottolinea Luca Martinelli, giornalista di Altraeconomia e autore del libro “L’acqua non è una merce” , “è che il gestore dei servizi idrici deve essere un soggetto pubblico. Un soggetto che ha come finalità quella di garantire un servizio ai cittadini e non degli utili ai propri azionisti come accade per i soggetti di diritto privato”. Il secondo, spiega,  è quello che riguarda i finanziamenti, con la necessità di ricavare i fondi necessari per la gestione della rete e gli interventi infrastrutturali non dalle bollette ma dalla fiscalità generale. E mentre a livello locale si è già espressa la Regione Puglia approvando ieri una legge che cambia la forma giuridica dell’Acquedotto pugliese e trasformandolo in azienda di diritto pubblico, sul piano nazionale già si teme l’avvio di manovre per tentare di aggirare il risultato delle urne. Tra queste quella suggerita dall’Istituto Bruno Leoni, noto think tank liberista, che consiglia di riprendere in considerazione la proposta di legge presentata lo scorso autunno dal Partito democratico. “Questa proposta” commenta Luca Martinelli “non rappresenta la volontà espressa dagli italiani. Da un lato continua infatti a prevedere che i fondi per il servizio idrico debbano essere ricavati dalle tariffe e non dalla fiscalità e dall’alto manitene in vita la possibilità di affidare la gestione a soggetti privati”.

Top