Ripartire dalla vittoria ai referendum


Non sono bastate le trappole, come quella di fissare la data del referendum a metà giugno e lontano dalle amministrative. Non è bastata la disinformazione, con il clamoroso silenzio della Rai o la diffusione di notizie contraddittorie sulla data del voto. Non è bastato il fumoso dietrofront del governo sul nucleare. Il quorum è stato abbondantemente raggiunto e i referendum sono quindi validi, con l’esito, a questo punto quasi scontato, della vittoria schiacciante dei SI. L’Italia dice ancora una volta no al nucleare, rifiuta la privatizazione dell’acqua, non riconosce il diritto di chi è al governo di sottrarsi a procedimenti giudiziari.

Ma la cifra più importante della vittoria di oggi non sta tanto, o non solo, nel risultato ma nel modo in cui è stato raggiunto. Lo scorso luglio quando fu consegnata la valanga di firme, oltre 1,4 milioni, per chiedere il referendum sull’acqua ben pochi davano credito ad una campagna autofinanziata e promossa porta a porta e piazza per piazza dai comitati locali e da centinaia di singoli cittadini e cittadine. Con il passare del tempo e nonostante le insidie la strepitosa mobilitazione non ha mai perso il suo carattere originario, riuscendo ad aggregare settimana dopo settimana sempre più persone. Il carattere apartitico e trasversale è fin da subito stato il marchio di riconoscimento che ha animato i percorsi dei vari comitati referendari. Complice anche, bisogna dirlo, il silenzio del PD, silenzio che spesso si è tramutato in aperta ostilità, salvo ricredersi all’ultimo minuto e saltare sul carro referendario dopo la sconfitta della destra alle elezioni amministrative. Sconfitta della destra che non è in nessun modo stata una vittoria del PD, come invece il partito di Bersani ha tentato in tutti i modi di far apparire.

A questo punto la situazione si fa delicata: da un lato c’è una società civile stanca dei vecchi meccanismi di rappresentanza, che ha dato prova di grande capacità di mobilitazione e di scelta, rispettivamente portando avanti una battaglia referendaria in assoluta solitudine, vincendola, e scegliendo come sindaci di Napoli e Milano i candidati più invisi a Botteghe Oscure e di conseguenza meno favoriti. Dall’altro lato troviamo invece i partiti che si candidano a ricomporre un nesso di rappresentanza che porti ad una nuova stagione politica che si lasci alle spalle Berlusconi e possibilmente, questo sperano i dirigenti dei vari partiti della sinistra, riconsegni in loro mano il governo del paese.

Stabilire se e come sarà possibile ricomporre questa frattura tra cittadini e partiti non è cosa facile e ci vorranno mesi perchè la potenza delle sperimentazioni di questi anni, comitati
referendari in testa, si dispieghino a pieno. Il fatto che i referendum si siano svolti a ridosso dell’estate non gioca certo a favore, se le stesse circostanze si fossero date in autunno sarebbe stata plausibile una reale spallata al governo data da movimenti, associazioni e comitati, aumentando tra l’altro il proprio potere contrattuale nei confronti dei partiti. La pausa estiva rischia di affievolire la protata politica della vittoria di oggi ed è improbabile sperare nelle dimissioni del governo che ha ben altre priorità cui assolvere prima che sia realmente costretto a sloggiare da palazzo Chigi.

Per il momento il popolo dei referendum festeggia in tutta Italia. A Roma è stata scelta piazza di Bocca della Verità, dove migliaia di persone si sono date appuntamento per seguire l’esito della consultazione. Senza bandiere o rappresentanti di partito, che sia un segno?

 

 

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