Sgomberi: L’esodo degli abitanti del Palazzo delle poste

Ancora una storia di sgomberi e promesse non mantenute. Questa volta la scena di un copione visto già troppe volte è Catania. Il Palazzo delle poste, dove vivevano circa cinquecento persone, è stato sgomberato per ordine del Comune a fine mese. Agli abitanti, tutti di origine straniera, era stata promessa un’alternativa, ma ad oggi la situazione degli ex-occupanti non è migliorata.

La denuncia arriva da parte della Rete anti-razzista di Catania, che ha frequentato nei mesi passati quel palazzo e conosce chi vi abitava. “Vogliamo ricostruire ciò che è accaduto e ragionare sulle prospettive di chi è stato sgomberato” dice la rete. La mattina dello sgombero infatti nessuno aveva opposto resistenza, perchè il Comune gli aveva promesso che sia loro che i loro beni sarebbero stati trasferiti in un posto migliore, ma nella realtà le cose sono andate diversamente, molto materiale è stato sequestrato e alcune cose sono state distrutte davanti al palazzo.

Nella struttura vivevano 180 rom, trenta rifugiati somali ed eritrei, duecento magrebini. Convivevano abbastanza pacificamente, nonostante le condizioni igienico-sanitarie precarie, l’assenza di acqua corrente. I rom sono stati trasferiti in un campo a San Giuseppe La Rena, lontano dal centro cittadino, “una struttura a cui è impedito l’ingresso ai volontari di alcune associazioni umanitarie” denuncia la Rete anti-razzista. La metà dei somali e degli eritrei è stata accolta in un centro di accoglienza, degli altri non se ne sa nulla. Infine dei duecento magrebini no si hanno notizie.

“Continuare ad affrontare questi problemi attraverso la lente distorta delle necessità “dell’ordine pubblico”, non solo non permette di risolverli, ma li rende, proprio perché cerca di nasconderli, sempre più complicati” conclude la Rete “Alle forze antirazziste il compito di proseguire nella difesa dei diritti, di denunciare l’uso improprio delle risorse istituzionali ma, soprattutto, di contribuire a far crescere la partecipazione e la capacità di mobilitazione”.

Top