Babush 35: Aiazzone, provare per credere

La storia del mobilificio Aiazzone racconta di un modello di produzione, vendita e soprattutto comunicazione che si è imposto nel nostro paese e che sta mostrando in maniera incontrovertibile tutte le sue crepe.
Fondato nel 1981 a Biella, inizialmente con il nome di “mobilificio piemontese”, il “mobilificio Aiazzone” costituiva la principale attività – ma non l’unica – dell’imprenditore  Giorgio Aiazzone, che lo guidò fino alla sua morte, avvenuta nel 1986. Il nome di Giorgio Aiazzone è infatti legato anche al mondo della televisione. L’imprenditore biellese ebbe nei primi anni ottanta la stessa intuizione che fece la fortuna di altri ben più noti imprenditori, quella di fondare un network televisivo privato su scala nazionale. Guidato da questa idea Aiazzone, a cavallo tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, aveva acquisito il controllo di piccole emittenti locali, tra cui Tele Biella, universalmente riconosciuta come la prima televisione privata in Italia, fondando il G.A.T. (Gruppo Aiazzone Televisivo). Il G.A.T., cui oltre a Tele Biella facevano capo Teleradiomilano 2,  Tele Jolly e Video Brianza, fu sciolto dopo la morte del fondatore.
Il marchio Aiazzone divenne famoso su scala nazionale quando il conduttore televisivo e televenditore Guido Angeli legò il suo nome e la sua immagine all’azienda: lo slogan delle campagne curate da Angeli era “Provare per credere”.
“Provare per credere” fu anche il titolo di un disco inciso da Guido Angeli nel 1986 (nel disco è inclusa la colonna sonora dello spot del mobilificio) e il titolo di un film del 1987 in cui lo stesso Angeli recita al fianco di Tinì Cansino e Pamela Prati. Angeli fu addirittura oggetto di una parodia fissa nel popolare programma televisivo Drive In. Sul finire degli anni ottanta Italia 1 dedica un programma alle televisioni locali il cui titolo, “Isole comprese”, rende omaggio a un’altro degli slogan della campagna pubblicitaria di Guido Angeli a favore di Aiazzone.
Angeli condusse anche una veglia televisiva in due serate (la seconda condotta niente meno che da Wanna Marchi) in memoria di Giorgio Aiazzone. Wanna Marchi e Guido Angeli si rivolgono direttamente al defunto dandogli del “tu”, esortandolo a dar loro la forza di continuare il loro lavoro. Il tutto mentre il cameraman inquadra la scrivania del defunto con un raggio di luce rivolto verso l’alto.

Il marchio “Aiazzone” e la vicenda del suo fondatore raccontano quindi qualcosa di più della semplice commercializzazione di mobili. Parlano di un modello culturale che dagli anni ottanta ad oggi non ha smesso di espandersi e mietere vittime, modello in cui la comunicazione è al centro e la televisione è strumento privilegiato.
A distanza di trent’anni esatti dalla fondazione del mobilificio Aiazzone sono proprio i suoi dipendenti, oltre che i clienti beffati da ordini pagati e mai evasi, a pagare il costo più alto.
Nel 2008 il marchio viene rilevato da Renato Semeraro, che, insieme a Mete spa della famiglia Borsano apre alcuni punti vendita nelle province di Torino e Milano. Nel corso del 2009 viene acquisita la rete PerSempre Arredamenti e una parte della rete Emmelunga, i cui punti vendita si fregeranno del prestigioso marchio biellese. Forse il nome di Gianmauro Borsano può ricordare qualcosa: imprenditore edile, era stato eletto deputato nelle file del PSI di Craxi. Dal 1992, quando viene processato per bancarotta fraudolenta in relazione al crack Ipifim, al 2001, quando viene arrestato a Roma con l’accusa di reati fiscali, la sua storia è una sequela di processi e indagini. I reati contestati hanno sempre a che vedere con la bancarotta fraudolenta, le frodi fiscali e la gestione di fondi neri.

Al di là del passato non proprio limpido delle persone che hanno rilevato l’aziena, sembra tornata l’epoca d’oro di Guido Angeli e del “provare per credere”. La B&S Spa, dalle iniziali delle due famiglie che la detengono, ha un capitale sociale da 54 milioni di euro e progetta di aprire punti vendita superiori ai 3mila mq di superficie. La scalata al successo della B&S sembra inarrestabile; nel giugno 2009 la società acquisisce anche la sofferente catena Emmelunga, tramite la newco In Business, insediata presso lo studio di Mario Venezia, potente commercialista romano con incarichi presso molte società anche in gruppi importanti, del calibro, ad esempio, di Autostrade spa. Nell’affare entra anche la Aiazzone Network di Giampiero Palenzona.                                               Qualcosa però inizia ad andare storto e verso la fine del 2009 la società sospende i pagamenti ai fornitori per “procedere – fa sapere – alla verifica e alla quadratura dei saldi contabili al 30 giugno 2009”. Sembra un blocco temporaneo, ma il seguito degli eventi dimostrerà il contrario: Aiazzone non paga i fornitori, i quasi mille lavoratori di tutta Italia avviano un’ondata di mobilitazioni e scioperi per ritardi nell’accredito degli stipendi, sotto-inquadramenti e mancata applicazione del contratto nazionale. Inoltre, molti clienti finali iniziano a denunciare il mancato recapito dei prodotti acquistati dopo il pagamento dell’acconto. A fronte di un debito vicino ai 15 milioni, i creditori sono i primi a reagire, presentando istanza di fallimento per Aiazzone. Nel frattempo i clienti non ricevono i mobili perché i fornitori hanno interrotto le spedizioni di merce ai punti vendita e i lavoratori non percepiscono stipendio. I Borsano, i Semeraro e Palenzona hanno intanto provato a rimediare al disastro imminente cedendo rami di azienda a Panmedia, società torinese che ha scarsissima esperienza nel ramo dell’arredamento e si occupa prevalentemente di comunicazione. Guidata dall’amministratore delegato Beppe Gallo, la piccola Spa ha preso ora in carico 830 dipendenti e 43 negozi che facevano capo a B&S, Holding dell’Arredamento, Emmedue ed Emmecinque.

Il 28 marzo 2011 Gian Mauro Borsano insieme al suo socio Renato Semeraro e a Giuseppe Gallo, viene arrestato dalla Guardia di Finanza di Roma a seguito del crack Aiazzone. Le accuse vanno dalla bancarotta distruttiva, fraudolenta e documentale, al riciclaggio, passando per la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e la falsa presentazione di documentazione per accedere al concordato preventivo. Nel corso delle indagini, che ancora non si sono concluse, è emerso che la società è stata cancellata dal registro delle imprese italiane per essere poi registrata in Bulgaria, allo scopo di aggirare la procedura di fallimento.
Mentre si attende l’esito dell’inchiesta giudiziaria e i principali responsabili del crack sono ancora agli arresti domiciliari, si fa drammatica la situazione dei dipendenti, che non percepiscono stipendio dall’ottobre del 2010 e continuano a presidiare le strutture per evitare che vengano saccheggiate. Non sono rari infatti i casi di punti vendita Aiazzone o facenti capo alla società B&S che sono stati presi d’assalto da clienti truffati. Il caso di Pagnano (BG), dove il tentativo di riapporpriazione è stato organizzato su internet e i carabinieri hanno fermato 40 persone, denunciandone 4, è solo il più eclatante. “L’unica speranza di avere indietro parte dei soldi che ci spettano”, racconta Oliva, lavoratrice dello stabilimento di Pomezia, “è che il curatore fallimentare venda i beni della società”. A smentirla, almeno parzialmente, è il vicepresidente di Federconsumatori Francesco Avallone, che spiega come nella scala di priorità stabilite dalla legge prima dei clienti  e dei lavoratori ci siano l’Agenzia delle Entrate, l’Inps e i fornitori. Se tutti i debiti contratti con queste entità venissero evasi allora sarebbe il turno dei lavoratori e in ultima istanza dei clienti. Quel che è certo è che si tratta di una guerra tra poveri, in cui gli ultimi anelli della catena sono i più esposti.
Una via di fuga da questo blocco è difficile da immaginare, ma forse possono tornare utili le suggestioni che arrivano dall’Argentina dove, a dieci anni dal crack finanziario del 2001, le esperienze di autorganizzazione e di autogestione di attività produttive sono diventate solide realtà. Dello stesso avviso Valerio Monteventi che a Bologna partecipa al progetto Incassati, sorta di cassa di mutuo soccorso per sostenere le lotte di operai e lavoratori in mobilitazione.

Ospiti della puntata:
Oliva Gasbarri, dipendente Emmelunga
Francesco Avallone, vicepresidente di Federconsumatori
Valerio Monteventi, progetto “Incassati”

Top