Artico: la caccia al petrolio

E’ dal 2010 che la compagnia scozzese Cairm Energy ha avviato le perlustrazioni per la ricerca di petrolio al largo della coste della Groenlandia, nel mare Artico. Un piano che potrebbe aprire la strada anche ad altre
società per la corsa all’oro nero in una delle regioni più incontaminate del pianeta. Le trivelle, avverte però Greenpeace international, rischiano di creare catastrofi ben maggiori di quelle veirifcatesi al largo del Golfo del Messico. In caso di perdite nel mare Artico le operazioni di recupero sarebbero infatti ben più difficili di quanto accaduto al largo della Lousiana, a causa della presenza di iceberg e della temperatura dell’acqua. “Le condizioni climatiche” scrive Greenpeace “impedirebbero i tentativi di arginare gli sversamenti per 10 mesi su 12”. Dalla fine di maggio Greenpeace è partita a bordo della nave Eperanza alla ricerca della Leiv Eriksson, piattaforma che la Cairm sta lentamente spostando verso i luoghi da trivellare, sotto la scorta della marina militare danese. Il 4 giugno 18 attivisti dell’associazione hanno abbordato la piattaforma ma sono stati subito arrestati e spediti nel carcere di Nuuk in Groenlandia. Contemporaneamente la società ha denunciato Greenpeace presso un tribunale olandese chiedendo che all’associazione venga comminata una multa da 2 milioni di euro per ciascun giorno in cui si dovessere svolgere azioni contro le piattaforme o bloccare le trivellazioni. Il verdetto della corte di Amsterdam è atteso per mercoledì, ma nel frattempo l’associazione ambientalista ha già incassato una vittoria. Il tribunale ha infatti esortato la compagnia Cairm a rendere noti i suoi piani di sicurezza in caso di sversamenti in mare. Si tratta, per Greenpeace, di uno dei nodi centrali della questione dato che la società scozzese non ha mai voluto rendere note le strategie di intervento contro il rischio di incidenti alle piattaforme. “Quello che chiediamo alla Cairn Energy è la trasparenza” commenta Anne Valette di Greenpeace Francia. “mentre quello che vorrebbero loro è semplicemente  metterci a tacere. La gente” continua Anne “deve sapere quanto le trivellazioni nel mare Artico sono pericolose per l’ambiente e per il clima. Per fortuna la giustizia olandese ha riconosciuto la legittimità delle nostre richieste chiedendo alla Cairn di rendere conto delle loro attività”.

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