Egitto: il dopo Mubarak tra arresti e persecuzioni

Sono stati uno degli elementi più vitali della rivoluzione egiziana. Ora a quasi 4 mesi dalla caduta di Mubarak i blogger egiziani sono di nuovo in piazza per denunciare la deriva autoritaria del regime transitorio giudato dai militari e per dare nuova forza alle istanze rivoluzionarie del movimento.”La rivoluzione in Egitto non è finita” dice  Wael Abbass autore del Blog egiziano Misr Digital, intervistato al termine dell’incontro organizzato da Un Ponte Per in occasione dei 20 anni dell’associazione.  “Le autorità militari si sono introdotte in tutti i livelli delle istutzioni, ma a cambiare alla fine sono solo i nomi delle persone al potere. La situazione è la stessa di prima”. A preoccupare i blogger sono soprattutto le misure contro la libertà di informazione. La caduta di Mubarak non ha ancora prodotto gli attesi miglioramenti sulla libertà stampa e il panorama mediatico continua ad essere dominato da censura e arresti. “Dall’inizio della rivoluzione sono stati avviati 9000 processi ai danni di cittadini egiziani” denuncia Wael Abbass “e i casi vengono portati avanti dalle corti militari. Nulla a che vedere con i processi ai danni di Mubarak e del suo entourage, che oltre a procedere lentamente sono gestiti da corti civili”.
Di fronte alle persecuzioni i blogger egiziani hanno deciso di rompere il muro della paura e di criticare apertamente il consiglio militare che governa il paese. Soprattutto a seguito della condanna a 3 anni di un blogger che aveva denunciato casi di tortura e di violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate, i media attivisti sono nuovamente scesi in Piazza Tahrir insieme alle centinaia di migliaia di cittadini che lo scorso venerdì hanno animato un nuovo venerdì della collera.

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