Siria: La repressione su Youtube

A un mese dalle proteste di Jiza, in Siria, i corpi di cinque persone, arrestate e uccise dalle forze di sicurezza di Damasco, sono stati riconsegnati alle famiglie. Tra loro anche quello di Hamza Alì Khatib, di tredici anni, torturato e ucciso brutalmente. Un video prodotto da un gruppo di giovani siriani mostra il cadavere martoriato della giovane vittima.

Hamza era stato arrestato ad aprile, durante una delle tante proteste anti-governative che in questi mesi stanno scuotendo il paese arabo. Insieme a un gruppo di manifestanti, aveva tentato di rompere l’assedio dell’esercito, ma le forze di sicurezza lo hanno fermato, assieme ad altri sei civili. Il suo arresto si è presto trasformato in un brutale assassinio. Dalle immagini diffuse in questi giorni su Youtube, si vede il corpo del ragazzo torturato e il foro di un proiettile sul petto.

Sono numerosi i video sulle rivolte in Siria girati dai civili e caricati su internet. Una grande novità, vista la pesante censura che ha per decenni imbavagliato il paese. “Mentre in Libia nei territori liberati dai ribelli vi è un certo margine di movimento anche per i grandi network, seppure rischioso, in Siria i giornalisti sono banditi e registrare la repressione diventa la sfida di attivisti e semplici cittadini” scrive Salvatore De Rosa sul mensile italiano Monitor. “Si può discettare all’infinito sul peso reale che la diffusione di immagini di repressione e violenza avranno sulle sorti della rivoluzione siriana, se esse siano solo il macabro pasto mediatico, nudo e cruento, per occidentali annoiati o il detonatore efficace di reazioni politiche e sociali dall’America alla Cina. Sul piano tattico, gli insorti siriani sono consapevoli del fatto che una svolta può esserci solo se l’esercito, o almeno parti di esso, passerà dalla loro parte. Così come è accaduto in Egitto e Tunisia è sull’apparato repressivo dei soldati di reggimento che il presidente Assad basa il suo incaponirsi al potere, e come in Egitto e Tunisia se viene a mancare l’esercito si sgonfierà simile a un corpo senza ossa”.

Secondo l’emittente Al-Arabiya, dall’inizio delle rivolte ad oggi sarebbero ventuno le vittime della dura repressione messa in atto dal regime. Il comportamento del presidente Bashar al Assad è stato anche sanzionato dall’Unione Europea, che ha congelato i beni degli esponenti del regime ritenuti responsabili della “repressione violenta contro la popolazione civile”, oltre a varare un embargo sulla fornitura di armi alla Siria.

Nonostante la brutale repressione attuata dalle forze di al Assad le rivolte anti-governative si moltiplicano. Il 26 maggio è scesa in piazza anche un’unione di scrittori siriani, che ha deciso di uscire allo scoperto, per denunciare quello che sta accadendo nel loro paese. “Abbiamo voluto denunciare l’assassinio indiscriminato di civili da parte delle forze di sicurezza e in generale il comportamento fascista e criminale del regime siriano” spiega Adel G., drammaturgo e docente universitario “chiediamo che i diritti fondamentali, tra cui quello di dissentire, vengano una volta per tutte rispettati e abbiamo deciso di rivolgerci anche ai nostri colleghi giornalisti, scrittori, poeti affinché approfittino del loro ruolo pubblico per dare voce alla nostra denuncia”.

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