Caccia al migrante per le strade di Igoumenitsa

Le condizioni di vita dei migranti intrappolati nei porti adriatici della Grecia è ormai nota da anni. Impossibilitati a partire dai controlli sempre più serrati nei porti di Patrasso e Igoumenitsa come nelle principali destinazioni italiane – una sospensione di fatto del trattato di Schengen – centinaia di persone, in rilevante prevalenza uomini, provenienti da varie parti dell’Africa, ma anche dall’Afganistan e dall’Iran, cercano rifugio ai margini delle due cittadine portuali.  La situazione ad Igoumeintsa ha subito una sterzata in negativo a partire dal tre maggio, giorno in cui si è tenuta una manifestazione organizzata da comitati locali contro i migranti e da formazioni di estrema destra appositamente convenute sul posto. La manifestazione è stata scandita da violenti attacchi nei confronti dei migranti e della collina dove vivono. Gli attacchi hanno avuto il pieno sostegno e copertura da parte delle forze di polizia presenti. Da allora i migranti non possono lasciare la collina neanche per andare a comprare cibo e medicinali. Nel corso del mese di maggio sono infatti già stati arrestati circa trecento migranti. “Quando vengono arrestati vengono portati in prigioni molto lontane e questo costituisce un grande problema per loro, che non hanno soldi e devono tornare qui a piedi, camminando per giorni e arrivando qui stremati”, racconta Salinia Stroux, antropologa che da anni lavora a sostegno dei migranti in Grecia.

“Temo che non abbiamo molte possibilità di cavarcela”, racconta uno dei ragazzi che abitano la collina di Igoumenitsa, “non ho chiaro dove vogliano mandarci, se la Grecia non ha i mezzi per accoglierci dovrebbe dirlo ufficialmente e lasciare ad altri stati il compito di farlo. Per noi è questione di vita o di morte”.

Top