Calabria: barche che scompaiono e appaiono

“29 clandestini giunti con un’imbarcazione lo scorso 8 maggio sulle coste ioniche della Calabria sono stati ricondotti stasera in Grecia con una nave di linea, partita dal porto di Brindisi alle ore 18.30”, scriveva il Ministero dell’Interno sul suo sito il 16 maggio scorso. La nota si riferiva a un gruppo di persone, probabilmente di nazionailtà pachistana e indiana, che era arrivato sulle spiagge del litorale calabrese, vicino alla località di Bianco. Il Ministero afferma anche che “all’interno dell’imbarcazione utilizzata per la traversata erano stati rinvenuti documenti e scontrini comprovanti il recente transito dei clandestini dalla Grecia”. Ma i fatti sembrano essere molto diversi. Come ha raccontato la stampa locale fin dall’inizio e come ci ha confermato al telefono lo stesso 16 maggio il sindaco di Bianco Antonio Scordino non è mai statata rintracciata nessuna barca. Niente. I migranti camminavano sul litorale, alcuni lungo la spiaggia e altri sulla strada, quando sono stati fermati dalla polizia. Ma di una barca nessuna traccia. Scortati fino a Bianco dalle forze dell’ordine, sono rimasti rinchiusi per una settimana, in tutta illegalità, in una struttura della protezione civile del paese calabrese. Il 16 maggio sono stati trasferiti a Brindisi e da li’ inviati in Grecia. Secondo quanto ha dichiarato il sindaco Scordino non si sa da quale costa mediterranea arrivavano.
La nota del Ministero si conlude cosi’ : “la tempestiva riammissione dei 29 stranieri pochi giorni dopo il loro arrivo sulle coste italiane è l’effetto diretto dell’eccellente sinergia operativa tra la Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere e le Autorità di polizia della Grecia, impegnate quotidianamente nel contrastare l’immigrazione illegale attraverso il Mar Ionio”. Per effettuare queste “riammissioni”, le autorità italiane e greche si avvalgono di una legge più vecchia di Schengen, superata dalle normative comunitarie che non permettono simili procedure. Negli ultimi mesi oltre alle persone trovate a bordo dei traghetti provenienti dalla Grecia, l’Italia rinvia nella penisola ellenica anche numerose persone “incontrate” sulle coste ioniche, la cui provenienza non è accertata.

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