Passpartù 33: Frontiere di spine

In questa puntata di Passpartù camminiamo lungo le frontiere europee, quelle che erano scomparse e che ora appaiono di nuovo e quelle che somigliano sempre di più alle mura di cinta di una città asserragliata. Parliamo degli accordi Schengen e del loro futuro, del progetto di muro alla frontiera tra la Grecia e la Turchia e dei radar che sorgono sulle coste italiane, per prevenire “l’invasione” dei migranti.

Quando, in questi ultimi mesi, l’Italia ha visto arrivare sulle sue coste i migranti a centinaia, e quando, qualche settimana dopo, la Francia ha visto che una parte di questi giungevano presso la sua frontiera, i due paesi si sono messi paura. “Bisogna permettere alle nazioni di difendersi dall’arrivo dei migranti, in caso di afflussi importanti” hanno detto all’Europa i due governi; la soluzione proposta è stata quella di modificare gli accordi di Schengen, che oggi prevedono la libera circolazione sul territorio europeo. Attraverso le dichiarazioni della Commissaria agli Affari Interni Cecilia Malmström, la Commissione Europea si è mostrata d’accordo con Roma e Parigi, dichiarando, il 4 maggio, che “al fine di preservare la stabilità dello spazio Schengen, può essere necessario reintrodurre temporaneamente limitati controlli alle frontiere interne in circostanze particolarmente eccezionali, ad esempio in caso di imprevista forte pressione migratoria su un tratto della frontiera esterna”. La Commissione ha proposto di rafforzare i controlli alle frontiere interne ed esterne dell’Unione, ma anche di migliorare il sistema europeo di asilo e di favorire l’immigrazione legale, di tutto ciò si discuterà durante il Consiglio europeo del 24 giugno e solo allora si capirà meglio cosa succederà, ma il punto di partenza rimane la sospensione di Schengen e il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, un rafforzamento che, secondo il geografo Olivier Clochard, della rete Migreurop, comporterà un aumento dei rischi per chi cerca di raggiungere la sponda sud dell’Europa.

Come ha denunciato recentemente il giornalista Gabriele Del Grande, in queste ultime settimane il regime libico ha forzato i migranti a salire su barche di fortuna per raggiungere le coste lampedusane. Solo negli ultimi cinque mesi, il portale Fortress Europe ha contato 1510 decessi avvenuti nel Mediterraneo. Con il rafforzarsi dei controlli i migranti sono costretti a percorrere strade sempre più pericolose e il nostro mare somiglia sempre più a un cimitero marino. Secondo l’organizzazione United for intercultural action, dal 1988 ad oggi sono morte circa quattordici mila persone nel tentativo di raggiungere le frontiere europee e la maggior parte è deceduta prima di entrare in territorio europeo. Circa diecimila sono le persone affogate nel Mediterraneo, a causa di incidenti navali o mentre cercavano di sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine, poi ci sono i morti nei centri di detenzione, quelli nei campi minati, le persone uccise dalle guardie costiere e ancora gli uccisi e i dispersi a seguito di una deportazione. Sono tutti schedati in una mappa disponibile su internet, il nome della mappa è esplicativo: “Fortezza europa: un esodo mortale”. Il triste primato delle vittime più numerose lo detiene – ahinoi – l’Italia, con 635 morti dal 1988 ad oggi, seguita dalla Spagna, dove il numero delle vittime è aumentato anche a seguito della costruzione di un muro anti-migranti nelle enclave di Ceuta e Melilla, alla frontiera con il Marocco, e infine dalla Grecia. Qui la situazione, già molto delicata, potrebbe aggravarsi ancora di più. Da quando infatti la Libia e l’Italia hanno firmato un accordo per respingere i migranti sul territorio africano, molti tentano questo cammino, entrando dalla Turchia. United for intercultural action ha contato 311 morti nella penisola ellenica, di cui 237 affogati nel tentativo di raggiungere l’Italia o di raggiungere la terraferma greca dalle coste turche o ancora cercando di attraversare il fiume Evros, che separa la Grecia dalla Turchia. La pericolosità di quest’ultimo passaggio ha spinto molti migranti a prediligere il percorso su terra, anzichè quello via fiume, ma tra poco anche questa rotta sarà impossibile da percorrere: mesi fa infatti la Grecia ha annunciato la costruzione di un muro anti-migranti dal costo di 4 milioni 880 mila euro, finanziati dall’Europa. Proprio in questi giorni è stato pubblicato il progetto: si tratta di una barriera di filo spinato, rafforzata da due pareti, una di tre metri di altezza e un’altra di due metri e mezzo.

Un’altro esempio molto concreto di rafforzamento delle frontiere esterne riguarda le coste italiane, dove si stanno istallando diversi radar anti-migranti. Ne avevamo parlato già qualche mese fà in Passpartù, la notizia ci era arrivata grazie all’inchiesta del giornalista Antonio Mazzeo. Allora si parlava di costruire cinque radar fissi sull’insieme del territorio italiano, oltre alle quattro postazioni mobili già operative in Calabria, in Puglia e in Sicilia dal 2008. Nel giro di qualche mese i radar si sono molteplicati e probabilmente il nostro territorio ne ospiterà diciotto. Noi per ora siamo a conoscenza di sette impianti: uno si trova in Sicilia, vicino Siracusa, in località Plemmirio, un altro si trova a Gagliano del Capo, sulla punta sud della Puglia (per controllare il mar Ionio e vigilare le acque che dividono la Grecia dall’Italia, attraversate sempre più spesso da barche di migranti), gli altri quattro sono concentrati sulla costa ovest della Sardegna, dalla riserva dell’Asinara fino a Sant’Antioco, all’estremità sud dell’isola, passando per Tresnuraghes, Flumminimaggiore e l’Argentiera, vicino Sassari. Massimo Corradu, fisico esperto di onde elettromagnetiche e membro della rete sarda no-radar, ci ha raccontato che le amministrazioni hanno negato l’esistenza del progetto di costruzione dei radar fino al giorno in cui sono arrivate le ruspe. Eppure le autorizzazioni erano state rilasciate. Prima di capire come si possono fermare i cantieri per via legale, gli abitanti delle cittadine sarde li hanno occupati. “La documentazione fornita dall’azienda italiana Almaviva, che si occupa dell’istallazione dei radar, non è sufficiente per capire quanto sono pericolosi per la salute” ha affermato Corradu. Le zone d’ombra si moltiplicano: nessuna autorità ha mai comunicato il numero esatto dei radar comperati dall’Italia e sono ancora sconosciuti molti dei siti in cui si vuole edificarli: una informazione che sarebbe necessaria anche per capire quanto sborsa lo stato per questo scudo anti-migranti. Secondo Antonio Mazzeo ogni radar costa minimo un milione di euro.
Dovunque, la costruzione di radar si scontra con le proteste delle popolazioni locali: in Sicilia, in Sardegna, ma anche a Gagliano del Capo, in Puglia, dove il progetto è al momento sospeso. A Roma invece il 4 aprile scorso un gruppo di attivisti si è riunito davanti alla sede dell’Almaviva per dire “no ai radar anti-migranti”. Con la moltiplicazione dei radar e di altre strutture tecnologiche, il “rafforzamento del controllo delle frontiere esterne” si fà sulla pelle di tutti, migranti e autoctoni.

Ospiti della puntata: Olivier Clochard, Fulvio Vassalo Paleologo, Massimo Corradu, Graziano Bullegas, Vianella Mameli e Antonio Mazzeo.

In redazione : Andrea Cocco

Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

Per scriverci: passpartu@amisnet.org

Ascolta
le precedenti puntate di Passpartù

One Comment;

  1. Pingback: Passpartù / Microonde in Sardegna | Napoli Monitor

Comments are closed.

Top