La società civile afghana si incontra a Roma, ma il governo non c’è

Sono membri di organizzazioni non governative, ma anche sindacalisti che si battono per il rispetto dei diritti nel mondo del lavoro o rappresentanti di media indipendenti che ogni giorno raccontano l’Afghanistan dal basso. Nonostante le guerre e una presenza militare costante, la società civile afghana ha continuato a portare avanti in questi anni una fervente attività e reclama con forza spazi partecipativi e un maggiore controllo sul governo di Kabul. A rilanciare il loro impegno è in questi giorni la Conferenza della società civile afghana, organizzata a Roma dal 23 al 25 maggio. Un’occasione per ribadire la necessità di un autentico sostegno a chi si batte per la tutela e il rispetto dei diritti e per promuovere un processo di pace duraturo. “Quello che i rappresentanti afghani chiedono” sottolinea Emanuele Giordana, direttore  di Lettera 22 e animatore della rete Afgana “è di poter contare di più all’interno del loro paese. Ma per fare questo hanno bisogno di un sostegno da parte della comunità internazionale. Un sostegno non solo finanziario ma anche politico”. Martedì 24 la delegazione porterà le sue istanze al Quirinale dove è previsto un incontro con il presidente della Repubblica. Dal governo invece, nessuna risposta. Il ministro degli esteri Frattini avrebbe dovuto aprire i lavori della conferenza, lunedì, ma ha declinato l’invito. “Forse per molti politici” commenta Giordana “la parola società civile è giusto una locuzione da mettere nei dossier ufficiali, ma a cui, alla fine, si deve prestare poca attenzione”.

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