Campi temporanei permanenti

Con “l’emergenza sbarchi”, sono fioriti i campi sul territorio italiano : enorme CARA del Mineo in Sicilia, ex-caserme trasformate in Cai, centro di accoglienza e identificazione, una nuova tipologia, tendopoli allestite su terreni militari come a Manduria, in Puglia. Allestiti in fretta e furia a marzo e aprile, con il passare dei mesi, questi centri vedono la loro esistenza ufficializzarsi e il temporaneo potrebbe diventare permanente. Con l’ordinanza numero 3935 del 21 aprile, il governo ha cosi’ permesso la creazione di tre Ciet, Centri di identificazione ed espulsione temporanei, mettendo a disposizione sei milioni di euro per assicurarne la sicurezza e il controllo. Questi centri sono le tendopoli di Santa Maria Capua Vetere in Campania, di Palazzo San Gervasio in Basilicata e di Kinisia in Sicilia. Da Cai sono passati ad essere Ciet, primo passo prima di diventare Cie ?

“La decisione di trasformare la caserma di Santa Maria Capua’ Vetere in un Cie è stata imposta dal governo, che è passato sopra la testa dei cittadini e delle istituzioni locali”, afferma Mimma, del centro sociale Ex-Canapificio di Caserta. In Campania non esistevano né CARA né CIE e le realtà anti-razziste locali si opponevano con vigore alla creazione di simili strutture nel territorio campano. “Chiediamo la chiusura del Cie, c’è una petizione da firmare”, continua Mimma, che ci descrive il posto: “una tendopoli, circondata dalle alte mura della caserma, gestito dalla Croce Rossa. Le condizioni dentro sono terribili, dopo i tentativi di fuga di Pasqua, in ritorsione, le persone rinchiuse sono state costrette a rimanere chiuse nelle tende, potendo uscire una sola volta al giorno, scortate, per andare in bagno. Visto che per fuggire avevano utilizzato le reti dei letti come scala, tutte le reti sono state tolte e i materassi sono stati messi direttamente per terra.” Il centinaio di persone rinchiuse dentro alla struttura sono tutte provenienti dalla Tunisia, e non hanno potuto avere la protezione temporanea, arrivati troppo tardi sul territorio italiano. “Quasi tutti provengono da una zona a sud del paese dove ci sono molte tensioni, racconta Mimma, e hanno fatto richiesta di protezione umanitaria”.

A Manduria invece, la tendopoli di 3500 posti, svuotata dai migranti tunisini che hanno ricevuto una protezione umanitaria, serve oggi come posto di transito e smistamento. “Dei profughi in arrivo dalla Libia, tra cui numerose donne e bambini, sono stati portati li’, sotto alle tende, per qualche giorno, per procedere ad accertamenti, racconta Luca Ferri della rete anti-razzista di Taranto, dopodiché sono stati trasferiti in altre strutture”. Passata l’emergenza, le autorità hanno infatti deciso di lasciare aperta la struttura, per far fronte a possibili future emergenze, dando alla tendopoli il denominativo di Cai, “uno statuto inesistente nella normativa vigente”, aggiunge Luca Ferri. All’interno della struttura, sono presenti soltanto le autorità italiane, le organizazzioni che hanno provato a entrare non sono state autorizzate a farlo. “Le dichiarazioni dei responsabili locali e nazionali lasciano pensare che prima o poi la struttura sarà chiusa, racconta Ferri, speriamo che sia il prima possibile, anche perché si tratta di una tendopoli, non idonea ad accogliere delle persone”.

Ascolta l’intervista a Francesco Ferri, rete anti-razzista di Taranto (6’40”)

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