Spagna, la presa della piazza

Tutto ha avuto inizio con una manifestazione tenutasi domenica a Madrid. Ad inscenarla un gruppo che si autodefinisce “Juventud sin futuro”, letteralmente gioventù senza futuro. Nonostante la dura repressione della polizia, parte dei manifestanti decide durante la notte di rimanere alla Puerta del Sol – piazza centrale di Madrid e simbolicamente dell’intero paese – in presidio. Quando al mattino seguente, siamo quindi a lunedì, la polizia sgombera il presidio, i cinquanta della sera prima sono già diventati duecento. La sera del lunedì migliaia di persone premono per entrare nella Puerta del Sol, fino a quando la polizia, resasi conto dell’impossibilità di governare quanto stava accadendo, non ha lasciato libero accesso. Le piazze si sono rapidamente moltiplicate in giro per il paese. Il tam-tam è corso su internet e i social network, twitter in particolare, hanno giocato ancora una volta un ruolo determinante. Le parole d’ordine delle proteste suonano familiari per chi ha vissuto le mobilitazioni italiane o inglesi dell’autunno-inverno. I manifestanti si appellano al proprio diritto di non pagare una crisi e un debito prodotto da altri. Il riferimento principale è l’Islanda, paese che recentemente – lontano dai riflettori dei media europei, che si son ben guardati dal diffondere la notizia – ha destituito i propri governanti, sottraendosi alle misure di austerity che il FMI voleva imporle.

“Se negli altri paesi non seguiranno il nostro esempio, non potremo farcela. Abbiamo bisogno di voi”, dice Dani, uno dei tanti ragazzi che animano la Puerta del Sol, appellandosi ai suoi coetanei di tutta Europa. Con altre persone ha creato un blog il cui titolo, tradotto in italiano, significa “prendi la piazza”

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