Le piante al bando

In Italia è stata accolta con relativa tranquillità, ma in altri paesi europei erboristi e sostenitori della medicina tradizionale sono sul piede guerra per la direttiva europea sulle piante medicinali. Entrata in vigore il 1° maggio scorso la nuova norma europea rischia, in paesi come la Gran Bretagna, il Belgio ma anche la Francia, di fare piazza pulita dei prodotti usati dalla medicina tradizionale e in particolare da quella cinese e indiana, obbligando i produttori e i venditori ad ottenere una certificazione simile a quella richiesta per i farmaci. “Ottenere un certificato può costare tra i 50 mila e i 200 mila euro per ogni singolo prodotto” spiega ai nostri microfoni Robert Verkerk, direttore scientifico dell’Alliance for natural health, ONG con sede operativa in Gran Bretagna. “Senza contare che i test farmacologici non si adattano bene ai prodotti naturali, che perciò spesso non ottengono risultati soddisfacienti”. La conseguenza è che diverse centinaia di prodotti oggi liberamente venduti in Europa rischiano di essere banditi. Fino all’adozione della direttiva la maggior parte delle piante mediche e dei prodotti erboristici veniva infatti venduta, in Europa, nel quadro delle norme sugli alimenti. Ora la nuova normativa europea ha spinto le autorità di diversi paesi a considerare questo tipo di prodotti come farmaci, con procedure di registrazione che però potrebbero risultare inaccessibili. “Migliaia di prodotti” spiega il dott. Verkerk “si troveranno tra l’incudine e il martello perché da un lato non potranno più essere considerati alimenti e tutelati dalle leggi in materia, ma dall’altro non potranno nemmeno essere registrati come farmaci, perché le procedure di registrazione sono o troppo complicate o troppo costose”. Un duro colpo ai metodi di cura tradizionale. Stando ad un elenco steso dalla stessa Alliance for natural health, la salute naturale potrebbe essere costretta, in Gran Bretagna, a fare a meno di diverse centinaia di prodotti della tradizione cinese, indiana ma anche occidentale. A beneficiarne, secondo Verkerk, saranno invece le case farmaceutiche, le uniche, sottolinea, ad ottenere vantaggi concreti da una direttiva così restrittiva. “L’associazione europea delle industrie farmaceutiche” spiega il dott. Verkerk “ha fatto enormi pressioni per arrivare a questa direttiva ed è stata coinvolta in ogni singolo passaggio legale fino all’approvazione della norma. Il fatto”, continua “è che le società farmaceutiche possono ottenere molto più facilmente le licenze e in questo modo tagliano fuori la concorrenza”.

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