Migranti morti nel mediterraneo: la NATO sotto accusa

Sabato 26 marzo, Mussie Zerai dell’ONG Agenzia Habeshia riceve una chiamata. Dall’altro capo del telefono, 68 persone provenienti dal corno d’Africa, imbarcatesi qualche giorno prima a Tripoli e in quel momento in balia delle onde del mar mediterraneo. Uomini, donne, bambini, chiedono aiuto. A quel punto Mussie Zerai contatta le autorità italiane e la barca viene localizzata grazie al telefono satellitare in loro possesso. “Lo stesso giorno, hanno visto arrivare un elicottero. Sopra c’era scritto “Army”, e dall’alto gli hanno tirato cibo e acqua, li hanno fotografati e poi sono andati via”, ci ha raccontato Mussie Zerai. “Pensavano di vedere arrivare i soccorsi, ma non è mai arrivato nessuno”, continua Zerai. La barca ha continuato ad andare alla deriva per due settimane. I profughi hanno bevuto l’acqua di mare e uno dopo l’altro, in 61, sono morti. “In queste due settimane hanno incrociato una porta-aerei, ma neanche loro li hanno soccorsi”, sottolinea Zerai. Le correnti hanno riportato la barca sulle coste libiche, i sette sopravissuti sono stati arrestati e rinchiusi, due di loro muoiono pochi giorni dopo. Una volta rilasciati, i cinque sopravissuti hanno di nuovo contattato Mussie Zerai per raccontargli la loro terribile storia. “Ci deve essere un’inchiesta imparziale, la NATO dice di non sapere nulla ma dobbiamo capire quali barche erano in zona, c’è stato omissione di soccorso”, afferma Zerai. Anche la rete Migreurop chiede in un comunicato un’inchiesta rapida e imparziale, aggiungendo che “i profughi che partono dal Nord Africa e che cercano protezione in Europa sono oggi imprigionati in una morsa mortale. Da un lato, continua il comunicato, il regime libico li spinge in mare su dei relitti, dall’altro le navi dei paesi della coalizione internazionale si rifiutano di assistere i barconi a rischio.[…] Gli Stati europei e l’agenzia FRONTEX non possono continuare a violare impunemente le convenzioni internazionali in materia di soccorso marittimo e di protezione dei rifugiati. […] Finche quest’ostilità esiste, la coalizione impegnata nel nome della “responsabilità di proteggere” continuerà a uccidere con sprezzo del diritto internazionale che si suppone debba incarnare”, conclude il comunicato. Dal mese di gennaio 2011, più di 1000 migranti sono morti in mare, cercando di raggiungere le coste europee.

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