Messico: Il successo della marcia per la pace

Sono partiti in mille e sono arrivati in più di duecentomila. La “marcia per la pace con giustizia e dignità” che ha attraversato il Messico ha visto la partecipazione di studenti, artisti, indigeni, migranti. Tutti uniti per dire basta alle violenze causate anche da una “classe politica collusa e corrotta con la criminalità organizzata”.

Il 28 marzo Juan Francisco Sicilia, insieme ad altre sei persone, è stato ucciso dai sicari del narcotraffico, poche ore prima aveva denunciato “anonimamente” un crimine. Dopo l’uccisione di suo figlio, Javier Sicilia, poeta e giornalista, ha pubblicamente attacato la classe politca siciliana e ha convocato per il 5 maggio una carovana, che per quattro giorni ha atraversato il paese, da Cuernavaca a lo zòcalo, la piazza centrale di Città del Messico.

La marcia è stata un grande successo, che ha visto la partecipazione di moltissimi parenti delle numerose vittime che la “guerra al narcotraffico” lanciata dal governo di Felipe Calderòn sta mietendo da oltre cinque anni.
Sarebbero quarantamila, dal dicembre 2006 i morti di questa guerra, morti che il governo chiama “vittime collaterali”. “Non dovete dire a noi di smettere con la violenza, ma ai delinquenti” hanno detto i manifestanti: “Siete voi, classe politica, che avete la responsabilità di frenare la violenza”. È la classe politica messicana, “corrotta e collusa con la criminalità organizzata, che militarizza il tema della pubblica sicurezza, che ha trasformato il Messico in un campo di battaglia, che ha reso i cittadini ostaggi della violenza, che umilia le istituzioni repubblicane”.

Cominciata con la partecipazione di meno di mille persone, la marcia è terminata con l’arrivo di almeno 200 mila persone nello zocalo di Città del Messico. Una moltitudine che ha compreso padri e madri, figli e parenti delle oltre quaranTAmila vittime, ma anche migliaia tra militanti delle più diverse organizzazioni sociali messicane, giovani, studenti, artisti, migranti, indigeni e molti altri. “Una vittoria del movimento” commenta il giornalista Matteo Dean “finalmente il tema della violenza e, soprattutto, dell’insicurezza è stato per il momento sottratto alla destra conservatrice che detiene il potere nel paese. E non parliamo solo della destra al potere. Parliamo soprattutto dei settori benestanti di questa ed altre città, che non si fanno mai vedere, che scompaiono ogni giorno dietro gli alti muri dei loro quartieri-bunker ma che davanti ai casi più tragici hanno a volte alzato la voce”.

Top