Comore: la caccia ai clandestini inizia da qui

E’ uno degli avamposti meno conosciuti delle politiche migratorie europee e in particolare francesi. Situata a metà tra il Madagascar e il resto del continente africano, l’isola di Mayotte fa parte dell’arcipelago delle Comore ma é ancora oggi un territorio francese e rappresenta una sorta di laboratorio su come bloccare flussi migratori e sospendere i diritti delle persone. Dagli anni ’90 gli spostamenti tra Mayotte e le altre isole delle Comore sono diventati sempre più difficili e il braccio di mare che circonda l’isola si è trasformato in un immenso cimitero marino con decine di barconi carichi di “clandestini” che affondano ogni anno. Dal 31 marzo scorso, l’isola è diventata un dipartimento francese di oltre mare e per il GISTI (Groupe d’information et de soutien des immigrés), la misura rischia di accentuare ancora di più l’ecatombe, separando ulteriormente Mayotte dalle altre isole dell’arcipelago. Facciamo qualche passo indietro: l’insieme dell’arcipelago era una colonia francese fino al 1975, anno in cui, a seguito di referendum che si è svolto isola per isola, è stata decisa l’indipendenza dell’Unione delle Comore. Tutte le isole dell’arcipelago fanno parte dell’Unione, tranne Mayotte che rimane francese, nonostante il parere contrario dell’ONU. “Fino al 1995, lo spostamento di persone da un’isola all’altra si faceva senza ostacoli”, racconta ai nostri microfoni Thibaut Lemière, membro della Cimade, un’organizzazione locale che lavora con i migranti. Nel 1995 è stato creato il “visto Balladur”, dal nome del ministro dell’epoca, e da allora è cambiato tutto. “Dal 1995 ad oggi più di 10 000 persone sono morte in mare a causa della politica migratoria francese”, racconta Lemière, “e ogni anno il numero di persone espulse dal territorio aumenta: da circa 4000 nel 2004 a più di 26 000 nel 2010”. Una cifra enorme: sempre nel 2010, quasi lo stesso numero di persone (28 000) sono state espulse dalla Francia metropolitana. Il governo di Sarkozy aveva infatti stabilito un obiettivo alto in materia di allontanamenti forzati. Con il passare degli anni, Mayotte è diventata un vero e proprio laboratorio, dove mettere a punto nuove politiche migratorie: è dall’isola che parte la riforma della cittadinanza, con la sostituzione del diritto di suolo con un sistema che vincola luogo di nascita e tempo di presenza sul territorio. Tra le ultime proposte avanzate per l’isola c’è quella di dichiarare gli ospedali locali come zone extra territoriali, in modo da evitare che i bambini nascano su suolo francese. “Tutti i giorni, i diritti dell’uomo e i diritti dei bambini sono negati a Mayotte, dice Lemière. “L’anno scorso più di 6400 minorenni sono stati espulsi, e molti di loro non erano accompagnati ma le autorità hanno finto il contrario”. In questo contesto, per il GISTI, il cambiamento amministrativo non dovrebbe migliorare la situazione. Dopo il 31 marzo le espulsioni continuano a ritmi imponenti: più di 250 al giorno secondo la stampa comoriana.

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