Il respingimento fantasma

In Italia non li ha visti e sentiti nessuno, eppure erano in ottantaquattro. Polizia, guardia costiera e carabineiri di Brindisi non ne sanno niente, eppure è dal loro porto che sono stati respinti. La questura della città pugliesae invece ammette che la deportazione è avvenuta, “ma Brindisi è stato solo un luogo di passaggio, il vero responsabile è il Ministero dell’Interno”. Infine il Ministero dell’Interno, sollecitato più volte per e-mail e per telefono, non risponde.

Nessuno li ha visti passare. Ma il fatto è accaduto. Era il 19 aprile, scortate da una squadra di carabinieri, ottantaquattro persone sono state accompagnate a Brindisi e da lì imbarcate sulla nave Ionian Queen, destinazione Patrasso. La Grecia, gli ottantaquattro già la conoscevano: erano passati da lì per raggiungere il nostro paese. Sembra che anche l’Italia, per molti di loro, fosse solo un luogo di passaggio. Sembra che alcuni volessero andare in Germania. Ma queste informazioni le apprendiamo solo dopo una serie di telefonate che abbiamo fatto in Grecia, a medici, legali e giornalisti che lavorano con i migranti. In Italia, invece, nessuno sa niente.

Le forze dell’ordine di Brindisi non ne sanno niente, il questore invece rimpalla la responsabilità al ministero dell’Interno, quest’ultimo infine non vuole rispondere alle nostre domande. In Grecia la notizia è circolata su alcuni organi di stampa, più o meno istituzionali. Ne ha parlato Radio Igoumentisa, l’emittente dell’omonimo porto greco, e ha riportato la notizia anche un sito di un gruppo fascista di Atene. Katerina, un avvocato di Atene, dopo una serie di indagini, è riuscita a estorcere alle autorità greche qualche informazione in più: dopo qualche giorno trascorso in un centro di detenzione di Patrasso, gli ottantaquattro sono stati scortati fino ad Atene e da lì lasciati liberi con un foglio di via: entro trenta giorni devono lasciare il paese. Erano migranti di varie nazionalità che, secondo le autorità greche, provenivano da diverse città d’Italia, dove aspettavano di raggiungere l’Europa del nord.

Ci sono una serie di domande che rimangono inevase e a cui vorremmo che il ministero dell’Interno ci rispondesse. Da quali città italiane provenivano questi ragazzi? Quanto tempo sono stati in Italia? E dove? Nei centri di identificazione ed espulsione? Qualcuno ha chiesto loro se volevano fare richiesta di asilo politico? In che modo è avvenuto il respingimento? C’erano anche minori? Aspettiamo risposta.

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