Babush 30: La crisi greca fa comodo all’Europa

In questa puntata numero 30 di  Babush ci addentriamo nei meandri della crisi greca, provando a raccogliere testimonianza di quelli che sono gli effetti sulla vita dei cittadini ellenici delle misure di austerità applicate dal governo greco. Ad un anno dal varo delle misure imposte da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea ed Unione Europea, la Grecia è ben lontana dall’uscire dallo stallo economico in cui versa. Tanto da ipotizzare di ristrutturare il proprio debito – ipotesi respinta con decisione da tutti partner europei – o comunque di chiedere una dilazione sui tempi di restituzione del debito accumulato. In altre parole la Grecia non ce la fa a restituire i soldi che le sono stati prestati e rischia di non poter far fronte agli impegni presi. Questo genererebbe una reazione a catena che coinvolgerebbe molte banche nord-europee, che hanno fortemente investito nel debito greco.
Una situazione complessa nella quale altri attori entrano in gioco. Dopo l’Irlanda, investita dalla crisi e avviata su un percorso di recupero molto simile a quello greco, è oggi la volta del Portogallo, che ha urgente bisogno che l’Unione venga in suo aiutio per far fronte alla scadenzsa imminente, il 15 giugno, di titoli di stato per l’ammontare di 5 miliardi di euro. Cifra di cui Lisbona non dispone. Mentre la Finlandia scalpita per rifiutare l’aiuto al Portogallo, risulta invece evidente ai più come sia inevitabile sostenere i paesi che fanno parte dell’area Euro, pena conseguenze gravissime sulle economie di tutti i paesi che la compongono.
Ma con quali conseguenze? Si stanno applicando in Europa misure una volta riservate ai paesi più poveri del mondo, misure storicamente volte a governare e saccheggiare questi paesi. Si tratta di un cambiamento epocale, le frontiere esterne dell’Europa sembrano contrarsi, escludendo alcuni paesi, quelli che non ce la fanno a stare al passo. Il ruolo giocato fin ad oggi a livello globale quanto europeo dal FMI, potrebbe essere ricoperto da un organo tutto europeo: il nuovo  Fondo salva stati che, a fronte della ristrutturazione prevista dovrebbe salire a 440 miliardi di euro di disponibilità e coinvolgere i privati nelle eventuali perdite sui bond in caso di ristrutturazione. Il nuovo Fondo salva stati diverrebbe un organismo più strutturato, con un suo presidente che potrebbe intervenire con una certa tempestività e autonomia, come una sorta di Fmi, in caso di crisi nei paesi dell’Eurozona.
Ospiti della puntata:
Michelangelo Cocco, giornalista
Andrea Baranes, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
Yanis Varoufakis, docente di teorie economiche, Università di Atene
Top