Povera Italia

Negli ultimi anni il nostro paese ha importato circa duecentomila lavoratori stranieri, ma secondo alcuni economisti da qui al 2050 sono previsti grandi cambiamenti nei flussi migratori, che porteranno all’abbandono da parte dei lavoratori migranti dei paesi piu colpiti dalla crisi. “Una perdita secca per il nostro paese” commenta il sociologo Marco Revelli.

Nonostante i toni allarmisitici con cui si è parlato in questi giorni delle partenze dalla Tunisia, se si guarda ai fatti, gli arrivi di questi mesi sono stati ben poca cosa in confronto alla richiesta di lavoratori stranieri che il nostro governo inoltra ogni anno. Secondo un recente rapporto pubblicato sul sito del Ministero dell’Interno, il nostro paese nell’ultimo lustro ha richiesto circa duecentomila lavoratori all’anno, attraverso sanatorie e decreti flussi. Il declino economico che sta vivendo l’Italia però potrebbe cambiare le cose. Studi internazionali prevedono che nei prossimi anni i migranti decideranno di andare a lavorare in altri paesi, in particolar modo in Asia. “Se questa tendenza fosse confermata” commenta Marco Revelli, sociologo esperto in processi produttivi e capo della Commisione d’indagine sull’esclusione sociale “sarebbe una perdita enorme per il nostro paese, perchè i migranti offrono un contributo decisivo al sistema economico nel suo complesso, sia dal punto di vista demografico che economico”. “Dai dati che abbiamo raccolto tra il 2009 e il 2010 con l’acuirsi della crisi anche i settori che vedono impiegati soprattutto i migranti, come quello delle badanti, che avevano resistito nei primi anni del declino, sono stati duramente colpiti”.

Secondo lo studio del Minsitero del lavoro, la crescita del Nord è dettata principalmente da lavoratori stranieri, ed è proprio in Lombardia (21.2% del totale dei lavoratori stranieri), nel Veneto (9.6%) e nell’Emilia Romagna che si concentra il più alto numero di manodopera migrante. La crisi del 2009 ha colpito il settore industriale e i lavoratori stranieri per primis (-3.6% per i stranieri contro -2.4% per gli italiani). D’allora, è nel settore dei servizi, e soprattutto dei servizi alla persona, che sono maggiormente impiegati i lavoratori stranieri. “In Italia oggi ci sono 520 000 lavoratori domestici stranieri. Il modello di sostegno alla famiglia ha avuto un’origine e un’evoluzione di carattere puramente privato, imperniato cioè sui rapporti stipulati dalle stesse famiglie”, recita il rapporto, facendo emergere la figura della badante, straniera e donna nel 90% dei casi.

Nel suo ultimo libro, “Poveri noi”, Marco Revelli dipinge un’Italia fragile economicamente, politicamente e moralmente. “E’difficile immaginare in tempi brevi una via d’uscita, perchè la tendenza al declino è stata lunga. C’è stata una falsa rappresentazione della cattiva modernizzazione italiana: si parlava di crescita quando in realtà la nostra economia non cresceva. Uscire da questo declino vorrebbe dire svoltare di 180 gradi rispetto alle linee prevalenti che hanno caratterizzato l’ultimo ventennio, basato su un neoliberismo individualistico che ha favorito la frammentazione e il rifiuto di processi di coesione e solidarietà, influenzando pesantemente le politiche pubbliche”.

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