“Ci uccidono”: il grido d’allarme dei rom d’Ungheria

“In Italia Berlusconi ci sgombera e distrugge i nostri campi. In Francia Sarkozy ci deporta fuori dal paese. Ma in Ungheria la situazione è ancora peggiore: qui ci stanno uccidendo”. Inizia così l’ultimo comunicato d’allrme delle comunità rom in Ungheria, bersaglio di ripetuti attacchi da parte della destra ultra xenofoba uscita rafforzata dopo le utlime elezioni. “Abbiamo contato oltre 50 casi di estrema violenza e in diversi episodi si è trattato di attacchi con armi da fuoco e bottiglie incendiarie” scrive l’Union Romanì, organizzazione con sede in Spagna e una rete di contatti in tutta Europa. Alle scorse legislative il partito di estrema destra ungherse JOBBIK ha ottenuto il 17 per cento dei voti diventando la terza forza politica del paese. Un partito, ricorda l’Union Romanì guidato dal leader razzista Gábor Vona e ispirato alle dottrine messe a punto dai nazisti ungheresi negli anni 40. Oggi JOBBIK conta sostenitori nei luoghi più disparati e organizza assembramenti e cortei in varie parti del paese. Lo scorso marzo Gábor Vana ha tenuto un comizio di fronte a oltre mille membri della OPSZ, la Guardia Civile ungherese, un corpo di vigilantes volontari in divisa, in più occasioni accusati di episodi di razzismo ai danni delle comunità rom.
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