Predatori di stampa: in Medio oriente e Centramerica i regimi più liberticidi

In occasione della giornata internazionale per la libertà di stampa Reporter sans frontiers pubblica la classifica dei paesi che più si sono distinti nel 2011 nelle forme di repressione ai danni di giornalisti e blogger. Quest’anno secondo l’organizzazione sono 38 i regimi che si meritano il premio di predatori della libertà di stampa e nel lungo elenco spiccano i governi dei paesi arabi a cominciare dalla Tunisia e dall’Egitto, dove è stato usato ogni mezzo a disposizione per tentare di imbavagliare commentatori e giornalisti indipendenti prima e durante le rivolte. Il diritto a comunicare e ad informarsi è stata una delle maggiori richieste delle rivolte nate nel mondo arabo e non è un caso se tra i predatori di quest’anno spiccano la Siria del presidente Assad, la Libia di Gheddafi e lo Yemen di Ali Abdallah Saleh, dove soprattutto nell’ultimo mese c’è stata una violenta ondata di repressione.
In questi paesi, racconta Saad Kiwan, dell’Osservatorio sulla libertà dei media della fondazione Samir Kassir, “non ci sono mezzi di informazione liberi, non ci sono inviati, non ci sono agenzie che possono coprire gli eventi che accadono, la stessa Al Jazeera ha dovuto chiudere i suoi uffici di Damasco perchè ripetutamente attaccata perchè accusata di essere d’accordo con i rivoltosi”.
Dall’altro lato dell’Oceano, RSF assegna un premio speciale all’Honduras dove ad aggiudicarsi il titolo di Predatore è l’imprenditore Miguel Facussé Barjum, che all’ombra del regime instaurato dal colpo di stato nel 2009, ha avuto pieni poteri per reprimere ogni forma di dissenso a livello locale. “La presenza di radio comunitarie dà molto fastidio agli imprenditori e agli altri poteri forti del regime” racconta ai nostri microfoni Alfredo Lopez, direttore della radio comunitaria Coco Dulce, una delle prime emittenti libere in Honduras e obiettivo di due attacchi incendiari nell’ultimo anno e mezzo. “Noi teniamo vive le denunce contro l’illegalità di questo governo, contro le sistematiche violazioni dei diritti delle persone, informiamo sui crimini commessi dagli squadroni della morte. Ci sono gruppi armati finanziati dalle grandi imprese e dai poteri forti che tengono il paese sotto controllo e come mezzi di informazione indipendenti siamo tra i loro principali obiettivi”.
Tra gli altri paesi degli del titolo di predatori ci sono il Messico il Pakistan e le Filippine dove a destare maggiore peplessità è l’impunità per gli omicidi e le violenze ai danni di giornalisti. In Turchia invece, RSF punta il dito contro una situazione in cui, alle leggi draconiane ufficialmente adottate per la lotta al terrorismo, si sommano gli arresti e le condanne ai danni dei giornalisti che provano ad indagare sulla corruzione o sugli scandali del governo di Erdogan.

Medio Oriente – L’intervista a Saad Kiwan, dell’Osservatorio sulla libertà dei media della fondazione Samir Kassir

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