Passpartù 30: Ricatti in corso

Dal primo maggio, festa dei lavoratori, al 4 e 5 maggio, quando a Roma si incontreranno i braccianti impiegati nelle campagne del sud del paese, al 6, giorno dello sciopero generale indetto dalla Cgil. A scendere in piazza, in questi giorni di rivendicazione dei diritti, ci sono stati e ci saranno moltissimi migranti, colpiti duramente dal declino economico del nostro paese e ricattati quotidianamente da una legge che lega il loro posto di lavoro al permesso di soggiorno.

Secondo un rapporto del 2011 realizzato dal Ministero del Lavoro sull’immigrazione legale per lavoro in Italia, “la crescita della popolazione dell’Italia nell’ultimo decennio è stata trainata dagli immigrati e negli ultimi 20 anni, l’invecchiamento della popolazione italiana e la crescita della scolarizzazione dei giovani che entrano più tardi nel mercato del lavoro hanno creato molti spazi vuoti nelle forze di lavoro”. “A questi spazi vuoti di lavoro” continua il rapporto “si è fatto fronte con la maggiore participazione delle donne e della popolazione anziana e con il flusso di lavoratori stranieri”. Secondo i dati dell studio la crescita del Nord è dettata principalmente da lavoratori stranieri ed è proprio in Lombardia, con il 21.2% del totale dei lavoratori stranieri, nel Veneto e nell’Emilia Romagna che si concentrano i più alti numeri di migranti.
Il lavoro migrante ha svolto e svolge un ruolo fondamentale nel nostro sistema economico. Nonostante l’acuirsi del declino che investe l’Italia ormai da quasi un ventennio, i settori che vedono maggiormente impiegati lavoratori stranieri sono quelli che hanno sempre tenuto botta, tant’è che il nostro governo negli ultimi anni ha importato circa duecentomila lavoratori all’anno, attraverso sanatorie e decreti flussi. Secondo diversi economisti però, se non si metterà un freno a questo l’impoverimento, qualcosa cambierà, e in peggio. Alcuni mesi fà il Sole 24 ore pubblicava uno studio in cui si sosteneva che da qui al 2050 saranno previsti grandi cambiamenti nei flussi migratori, che porteranno all’abbandono da parte dei lavoratori migranti dei paesi piu colpiti dalla crisi.
“Se questa tendenza sarà confermata sarà una grande perdita per il nostro paese, perchè i migranti offrono un contributo demigrafico e economico decisivo per la nostra economia” ha commentato il sociologo esperto in processi produttivi e capo della Commisione d’indagine sull’esclusione sociale.

In base alla legge italiana, la perdita di lavoro per un migrante regolare comporta anche la perdita del suo documento di soggiorno, un ricatto che pende quotidianamente sulle teste dei lavoratori stranieri, spingendoli molte volte ad accettare lavori di gran lunga inferiori al titolo di studi e alle aspettative, e costringendoli ad occupare le fasce basse del mercato. Non c’è da stupirsi allora che dei circa ventimila tunisini arrivati in questi giorni sulle nostre coste sono molto pochi quelli che hanno deciso di rimanere in Italia. “Siamo in cerca di una vita migliore, di un buon lavoro e di un futuro che rispecchi le nostre aspettative” hanno dichiarato molti di loro in questi giorni. Con queste premesse, l’Italia non sembra il paese adatto in cui fermarsi.
Tra i settori dove i lavoratori migranti sono maggiormente sfruttati sicuramente c’è quello dell’agricoltura. Qui gli stranieri, impiegati come braccianti, lavorano quasi sempre senza contratto, ingaggiati a giornata, per molte ore e a paghe bassissime. Simbolica, a riguardo, la situazione dei braccianti che lavorano alla raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro, in Calabria. Nell’inverno del 2010 finì su tutti i giornali la rivolta di un gruppo di loro, sfociata a seguito di aggressioni subite da parte dei locali, una vera e propria guerriglia urbana che terminò con la deportazione dei braccianti in altre città d’Italia. Il 4, il 5 e il 6 maggio le comunità africane provenienti da tutte le regioni del Meridione si sono date appuntamento nella capitale, per rivendicare, tra l’altro, il diritto di soggiorno. La tre giorni si concluderà con l’attraversamento dello sciopero generale indetto dalla Cgil.

A più di un anno dalla rivolta di Rosarno, la Rete Radici ha pubblicato un dossier che fotografa la situazione nella piana, grazie a un monitoraggio attuato tra il 2010 e il 2011. Alessio Magro, tra i curatori del rapporto, ci ha raccontato che dopo la deportazione dei lavoratori i migranti sono tornati a lavorare, purtroppo però non è cambiato quasi nulla, anche se sembra esserci aria di normalizzazione: le aggressioni a danno dei migranti si sono notevolmente ridotte e qualche lavoratore è riuscito anche a farsi fare un contratto, ma rispetto a quel fatidico 2010 il numero dei migranti è fortemente diminuito: si è passati da 2500 presenze a quasi mille. A lavorare nelle campagne sono rimasti i più ricattabili, quelli che non conoscono i loro diritti perche nessuno glieli ha mai riconosciuti, quelli che scappano da situazioni talmente brutte che non hanno il coraggio e la forza di reagire.
Anche le condizioni dei braccianti agricoli nelle campagne del sud di paesi come la Francia e la Spagna non sembra rosea: sia nelle serre di Almeria in Spagna che nei campi del sud della Francia. Dalle osservazioni effettuate da Via Campesina, emerge che nelle zone europee dedicate all’agricoltura intensiva la condizione dei lavoratori è piuttotosto degradata. In un recente rapporto l’associazione francese Confédération Paysanne ha individuato un unico colpevole: l’industrializazzione dell’agricoltura. L’agro-business, spiega l’associazione di agricoltori, vuole produrre in grande quantità e a basso costo, portando ad una precarizzazione del lavoro; un modo di fare agricoltura fortemente condizionato dalla Pac, la Politica Agricola Comune dell’Unione, che incentiva l’agro-business, attribuendo l’80% degli aiuti agricoli al 20% dei produttori, i più grandi. La politica agricola europea assomiglia quindi ad un enorme serpente capitalista che si morde la coda o che, più che altro, divora tutto lungo il suo passaggio. L’Unione Europa destina la stragrande maggioranza dei suoi aiuti ai grossi produttori europei, soffocando cosi’ i piccoli contadini. I giganti dell’agro-business europeo, ultra-sovvenzionati, possono così invadere i mercati del sud del mondo con prodotti a prezzi bassi che entrano in concorrenza sleale con gli agricoltori locali, che si vedono presto costretti a lasciare le campagne in favore della città. Ed è proprio il sud del mondo a fornire braccia economiche all’agro-business europeo. Si chiude il circolo.

Ospiti della puntata: Marco Revelli, Alessio Magro, Nicolas Duntze

In redazione: Ciro Colonna e Andrea Cocco

Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

Per scriverci: passpartu@amisnet.org

Clicca qui per ascoltare le precedenti puntate di Passpartù

2 Comments

  1. Irina Malinovskaya said:

    Finché gli immigrati arriveranno in Europa per trovare almeno qualche po ‘di lavoro (perché a casa non c’è lavoro, non anche il lavoro non qualificato), fino ad allora continuerà a utilizzare senza pietà delle risorse umane. Questa è matematica elementare – “Vuoi un lavoro Okay Lavorerai ma a condizione che comodo a me?..”
    La storia vecchia come il mondo …

  2. Pingback: Passpartù / Tu vuò fa l’americano, ma sì nato in Italy | Napoli Monitor

Comments are closed.

Top