Grecia: sciopero della fame in un centro per migranti

Undici persone di diverse nazionalità, tra cui turchi e iraniani, stanno portando avanti un sciopero della fame da qualche giorno. Sono tutti rinchiusi nel centro di detenzione per stranieri di Soufli, nella regione di Evros in Grecia, chiedono di essere lasciati liberi e denunciano le condizioni disumane nelle quale sono costretti a vivere. Per contrastare la loro protesta, i poliziotti li hanno divisi in due celle separate.
La regione di Evros, dal nome del fiume che separa la Grecia dalla Turchia, conta cinque centri di detenzione per migranti, quattro dei quali allestiti in posti di polizia: vere e proprie gabbie nelle quale i migranti sono ammucchiati per un periodo che puo’ andare fino a sei mesi. Uomini, donne e bambini sono costretti a condividere spazi molto ridotti, senza poter vedere la luce del giorno, spesso senza poter sdraiarsi per dormire e in condizione igieniche drammatiche.
La politica greca è sostenuta dall’Unione Europea, che dall’autunno scorso ha inviato in loco una missione Frontex, con l’obiettivo di contrastare l’entrata di migranti sul territorio greco. Inoltre, i turchi, gli iraniani e gli iracheni rischiano di essere rinviati direttamente in Turchia, per via degli accordi bilaterali firmati tra la Grecia e il paese asiatico: lì gli aspettano altri mesi di reclusione arbitraria. Non è la prima volta che le persone rinchiuse nei centri alla frontiera greco-turca protestano; il mese scorso un gruppo di donne aveva cominciato uno sciopero della fame e l’anno scorso un migrante si era cucito le labbra, mentre il centro di Tychero era stato teatro di una rivolta.

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