Palestina: per la riconciliazione determinante la rivolta siriana.

A 4 anni dal conflitto intestino tra Hamas e Fatah che diede vita a due distinti governi palestiensi, uno per la Cisgiordania l’altro per Gaza, la divisione interpalestinese potrebbe essere vicina ad una soluzione: le due principlai fazioni palestinesi hanno trovato un accordo che porterà alle dimissioni dei due governi e la formazione di un governo tecnico unitario che dovrà traghettare i Territori Occupati fino alle 3 elezioni che dovrebbero avvenire entro l’anno, cioè quelle presidenziali, quelle legislative dell’ Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e quelle per il rinnovo per Consiglio Legislativo dell’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ricordiamo infatti che mentre l’ Autorità Nazionale Palestinese nasce con gli accordi di Oslo e rappresenta solo i palestinesi dei Territori Occupati, l’ OLP rappresenta l’ intera nazione inclusi i 9 milioni di palestinesi della diaspora.  L’accordo prevede anche il rilascio di prigionieri e la riforma dell ‘ OLP per consentire l’accesso di Hamas nel consiglio.
La riconcigliazione giunge nel momento in cui Fatah ha perso il suo principale sponsor tra i paesi arabi, l’Egitto di Mubarak, ed a sua volta Hamas vede vacillare il regime siriano alleato. Oltre al cambio dell’ assetto regionale, un altro elemento che potrebbe aver avuto un ruolo determinante nello sbloccare la situazione tra le fazioni palestinesi è la crescente richiesta di unità che veniva in particolare dalle nuove generazioni che, sull’onda della cosidetta primavera araba, avevano organizzato il 15 marzo la giornata della riconciliazione che ha visto presidi e manifestazioni in ogni parte della Palestina, nei campi profughi dei paesi vicini ed in molti dei paesi dove si sono rifiugiati i palestinesi della diaspora. Tra gli organizzatori della giornata a Gaza c’è Asaad Al Saftawi, cui abbiamo chiesto un commento sul nuovo accordo tra Hamas e Fatah che dovrebbe essere ufficialmente siglato al Cairo la prossima settimana.

AMISnet: inanzitutto volevamo chiederle un commento su questo accordo, è una vittoria completa o ci sono ancora delle richieste dei giovani palestinesi che devono essere esaudite?

Asaad Al Saftawi: L’impressione della piazza palestinese, e dei giovani in particolare, è che questo accordo non sia sufficente per una piena soddisfazione. Ci sono stati altri accordi simili a questo che non sono stati rispettati, accordi anche migliori violati da una parte o dall’ altra o spesso da entrambe le parti in causa. Non ci sfugge l’importanza della questione, se i rappresentanti di Fatah e Hamas torneranno dal Cairo senza qualcosa di concreto sulla via di una vera riconciliazione dovranno fare i conti con il severo giudizio del popolo palestinese. La piazza palestinese è stanca, è sfiduciata da queste due fazioni che si scontrano da ormai 5 anni. Noi vogliamo essere un corpo unico, se così non sarà troveremo noi la via per cambiare le cose.

AMISnet: Questo accordo è stato annunciato in modo improvviso, secondo lei che influenza hanno avuto le mobilitazioni dei giovani palestinesi e negli altri paesi arabi?

Asaad Al Saftawi: Nonostante l’annuncio dell’ accordo sia arrivato improvviso sia per noi che per la stampa, in realtà non ci ha colto di sorpresa. C’è la pesante influenza della rivolta in Siria, Hamas ha paura di perdere il suo principale protettore che è appunto il regime siriano. La dirigenza politica di Hamas si trova a Damasco, per cui sta cercando in fretta un nuovo sponsor e questo nuovo sponsor evidentemente chiede a Hamas di accelerare la riconcliazione. Fatah da canto suo era disposta al compromesso in questo momento: l’ intransigenza di Hamas ha fatto sì che negli ultimi 4 anni l’opinione pubblica palestinese si riavvicinasse a Fatah che quindi arriverebbe alle elezioni in una posizione di forza. Dentro Hamas ci sono oggi due linee di azione, quella che viene da Gaza e quella che viene dall’estero. Da una parte c’è chi vuole una riconciliazione rapida, dall’altra chi non vuole invece arrivare ad un accordo, il nostro timore è che queste due linee arrivino ad un conflitto interno al movimento. Sappiamo che qualunque evoluzione nei fatti siriani avrà conseguenze sulla riconciliazione in Palestina, per cui dobbiamo ribadire quello che il popolo palestinese ha già detto ai dirigenti di Fatah e Hamas: se non arrivate ad una soluzione al Cairo, restate là, non tornate in Palestina. Se non troverete una soluzione voi, troveremo noi il modo e la piazza palestinese si farà sentire.

AMISnet: Tra i vari punti dell’ accordo c’è quello inerente una riforma dell’ OLP, in cui dovrebbe entrare anche Hamas, e la rielezione dei suoi organi. Questa era una delle richieste del vostro movimento…

Asaad Al Saftawi: Tra le principali richieste del movimento giovanile palestinese c’è appunto questa riforma. In questo momento l’ OLP è un corpo malato in procinto di esalare l’ultimo respiro, noi chiediamo ad entrambe le fazioni che ravvivino l’organizzazione attraverso la partecipazione popolare. L’Olp deve tornare a rappresentare il popolo palestiense. I Palestinesi a Gaza, in Cisgiordania, in Israele e nella diaspora devono votare un nuovo consiglio legislativo,  deve essere rieletta anche l’assemblea esecutiva ed il consiglio rivoluzionario. Tutto deve avvenire con la massima partecipazione popolare, non deve coinvolgere solo uno strato della popolazione o una parte politica. In particolare ci deve essere un grande coinvolgimento delle giovani generazioni che in questi anni son0o state tenute al margine e frustrate in ogni loro sforzo.  Un altra cosa fondamentale è che le elezioni presidenziali e quelle legislative dell’ ANP devono essere fissate al più presto possibile, prima del prossimo settembre perchè settembre deve portare con sè la proclamazione lo stato palestinese entro i confini del 1967 (N.D.R. – il presidente dell’ ANP Abu Mazen ha annunciato che a settembre chiederà il riconoscimento dello stato palestinese all’ ONU ).

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