La censura sul palco del 1° maggio

L’ennesima dimostrazione del tentativo di oscurare i referendum del 12 e 13 giugno sotto una coltre di disinformazione e censura arriva dal concerto del primo maggio a Roma. Prima di salire sullo storico palco di Piazza S.Giovanni, cantanti e artisti hanno dovuto firmare una liberatoria in cui si impegnavano a non parlare di elezioni e di referendum durante la loro esibizione. Un atto grave commentano molti artisti all’indomani del “concertone”. «Ci hanno fatto firmare una liberatoria per non parlare di referendum e non dare indicazioni di voto qui dal palco di San Giovanni”. ha detto Erriquez, della Bandabardò. “È una censura bella e buona. Non siamo stati informati di quello che firmavamo perchè pensavamo si trattasse della normale liberatoria che si firma quando si va in televisione”. Per Ascanio Celestini si tratta di “una forma di autolimitazione, un tentativo di distrazione”. Subito dopo la sua performance l’autore romano ha spiegato che «normalmente in tv non ti viene chiesto di firmare cose di questo tipo». Secondo le testimonianze degli artisti nella liberatoria era contenuto un fitto elenco di limiti: all’obbligo a non essere candidati a quello di non “essere un soggetto politico”, fino al divieto di far parte di un comitato referendario e alla dichiarazione esplicita “mi asterro’ da affermazioni, dichiarazioni o comportamenti che possano influenzare il voto dell’elettore o fornire indicazioni di voto e da qualsiasi riferimento ai quesiti referendari”. Secondo la Rai, che ha trasmesso in diretta il concerto, la liberatoria fatta firmare agli artisti è “una normale prassi” che, in ogni periodo di par condicio, “viene fatta firmare a chiunque compaia in trasmissioni televisive non ricondotte alle testate giornalistiche”.
Peccato che la stessa Rai non ha ancora approvato il regolamento che dovrebbe favorire la corretta informazione sui referendum all’interno dei palinsesti radio e Tv. Lo scorso venerdì i comitati che promuovono i referendum per l’acqua e contro il nucleare si sono riuniti di fronte alla sede dell’azienda per denunciare l’incomprensibile ritardo e il tentativo di ostacolare i referendum non informando i cittadini. Il 3 maggio in occasione della prossima riunione della Commissione di Vigilanza della Rai, i comitati referendari saranno nuovamente in piazza a Roma, di fronte a Palazzo San Macuto, per chiedere all’azienda di stato maggiore trasparenza e l’immediata approvazione del regolamento.

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