La lunga mano del governo sui media ungheresi

La nuova legge sui media in Ungheria è stata annunciata il 31 dicembre del 2010 ed è entrata in vigore il primo gennaio. In pratica, racconta Szabi Toth, dell’emittente comunitaria Tilos Radio, “abbiamo avuto sei ore di tempo per prepararci alla nuova normativa”. Nata nel 1991 come radio pirata Tilos è stata la prima radio libera a sorgere in Ungheria e, probabilmente non a caso, è stata anche uno dei primi media a subire le conseguenze della drastica legge sui media approvata a dicembre del
2010. Il 4 gennaio, pochi giorni dall’entrata in vigore della legge, a Tilos è stato notificato un provvedimento dell’autorità nazionale dei media per aver trasmesso alle ore 5.53 del 2 settembre “It’s on”, brano del rapper statunitense Ice T. Un pezzo cantato in inglese ma dal contenuto troppo esplicito secondo l’autorità e capace di influenzare in modo
negativo lo sviluppo “mentale e morale” dei minorenni in ascolto. Uno degli aspetti più preoccupanti della nuova legge sono le pesanti multi comminate ai media che non rispettano i dettami in vigore da gennaio. “La legge” sottolinea Toth ” stabilisce che almeno il 50 per cento della musica trasmessa dalle radio debba essere ungherese. Ma il fatto ancora più assurdo è che se una radio non rispetta quest’obbligo può subire una multa fino a 800 mila euro…. Una misura che può mettere in ginocchio qualsiasi media oggi esistente in Ungheria”. Di fornte alle proteste e alle critiche dell’Unione europea, che ha chiesto la modifica degli articoli più discussi, il governo magiaro ha dovuto fare un passo indietro e lo
scorso marzo ha messo nuovamente mano alla legge, alleggerendo il controllo delle autorità su internet e l’entità delle multe. Una revisione approvata soprattutto per compiacere Bruxelles ma che, come commenta Szabi Toth, ha lasciato inalterato l’impianto autoritario. Anche se modificata, la legge continua ad essere inaccettabile anche perché ad applicarla è un organo di cinque membri interamente nominato dal governo. Tra i suoi numerosi poteri l’Autorità dei media ha quello di chiedere a radio, giornali o televisioni qualsiasi documento  confidenziale ritenuto importante. E in caso di inottemperanza la multa
prevista è di 100 mila euro.
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