Enel ed Eni di fronte agli azionisti critici

I miliardi di euro investiti per la costruzione di centrali nucleari nell’est Europa e la realizzazione di un mega impianto idroelettrico in una delle zone più incontaminate del pianeta: la Patagonia cilena.  Sono queste le due principali questioni che verranno sollevate nel corso dell’assemblea degli azionisti di Enel, prevista per oggi, dalle associazioni che monitorano da anni l’eticità degli investimenti societari. Una forma di azionariato critico esercitata dalla Fondazione di Banca Etica e che mira a portare all’interno della stessa società le maggiori perplessità sugli impatti ambientali e sociali dei progetti in corso. A Roma, nel corso dell’assemblea di Enel, prenderà la parola un rappresentante della comunità Mapuche, per spiegare le conseguenze del progetto di costruire in Cile una serie di dighe che altererebbero il corso di due grandi bacini della Patagonia, quello del fiume Baker e quello del Pascua. A spiegare le incongruenze degli investimenti sul nucleare sarà invece presente un rappresentante della città di Kaliningrad, l’exclave russa sul Mar Baltico dove l’Enel si è dimostrata interessata a realizzare una centrale, nonostante la vicinanza ad un aeroporto e i rischi connessi all’inquinamento delle falde acquifere. “Al di là del dibattito sul referendum in Italia” ricorda Andrea Baranes della Fondazione “Enel ha continuato in questi anni ad essere attiva su progetti nucleari che destano fortissime preoccupazioni”. Gli investimenti atomici di Enel sono molti e presentano tutti aspetti problematici: dalla centrale di Moloche, nella repubblica Slovacca, i cui reattori risalgono all’epoca sovietica, ai reattori di Cernavoda, in Romania, realizzati da Ceausescu in zona sismica.
Il 5 maggio sarà invece l’Eni ad aprire le porte agli azionisti per discutere, come ogni anno, le attività realizzate e i progetti previsti. Dalla  Nigeria, al Congo  anche nel caso di Eni la lista nera degli investimenti con pesanti impatti sulle comunità lòcali è lunga, ma a destare perplessità è quest’anno anche il rinnovamento dei vertici della società. In teoria, come spiega Andrea Baranes, dovrebbero essere presentati diverse liste di candidati per i posti vacanti con la possibilità per i vari azionisti, tra cui lo Stato che detiene la maggioranza relativa delle azioni, di indicare le proprie preferenze. Su 9 posti disponibili nel Consiglio d’amministrazione  sono stati presentati però solo 9 candidati. “In pratica” spiega Baranes “i giochi sono stati già decisi prima”.

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