Rimpatri: l’unica normativa applicabile è quella europea

La Corte di giustizia europea ha bloccato il reato di clandestinità previsto dalla Bossi-Fini del 2002. La direttiva europea sul rimpatrio, ha sottolineato la Corte, osta ad una normativa nazionale che prevede regole più severe.

Non potrà essere punito con la reclusione lo straniero che non obbedisce all’ordine del questore di allontanamento entro cinque giorni. La corte di giustizia dell’Unione europea, interpellata dalla Corte di appello di Trento in un caso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per questo reato, ha stabilito che gli stati membri dell’Unione europea, e quindi anche l’Italia, non possono più punire con la reclusione, perchè una normativa del genere contrasta con lo spirito e con l’effetto utile della normativa comunitaria.
“La normativa italiana compromette la realizzazione dei duplici obiettivi perseguiti della direttiva rimpatri: la politica di efficace allontanamento e il rispetto dei diritti fondamentali” Guido Savio, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione “da oggi i giudici nazionali dovranno disapplicare la normativa interna in quanto contrastante con quella preminente dell’Ue, per cui non potremo più trattenere in carcere gli stranieri per non avere obbedito all’ordine di allontanamento del questore”.
Con questa sentenza la Corte di giustizia ha ribadito quanto in realtà era già stato sancito il 24 dicembre 2010, con lo scadere del termine per il recepimento della direttiva rimpatri da parte dei paesi membri.

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