Rifiuti speciali in Italia: 140 milioni di tonnellate all’anno

Con un considerevole ritardo, arriva il rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) del 2010 sui rifiuti speciali in Italia. Nello studio, basato sui dati del 2007 e del 2008, si parla di produzione, gestione e trasporto dei rifiuti speciali.  

Secondo il dossier dell’Ispra nel nostro paese c’è stata una leggera diminuzione dei rifiuti classificati come pericolosi, che oggi si attestano attorno alle settantamila tonnellate l’anno, a fronte però di un aumento molto più considerevole dei rifiuti speciali in generale: 140 milioni di tonnellate. “Un numero molto elevato, soprattutto se si considera la crisi industriale che ha investito l’Italia” commenta Alessandro Iacuelli, giornalista di Altrenotizie.org e esperto in politiche ambientali “ma che può essere in parte giustificato dal fatto che nei rifiuti speciali rientrano gli scarti delle edilizia e i rifiuti delle demolizioni, attività molto diffuse in Italia negli ultimi anni”.
In base alla loro categoria, per legge i rifiuti speciali possono essere riciclati o tombati in discarica, nella pratica però l’Italia spesso preferisce esportare rifiuti verso paesi del Terzo mondo, come la Nigeria e il Golfo di Guinea. Oltre ad esportare rifiuti speciali, l’Italia ne importa anche, soprattutto quelli prodotti dall’industria plastica e nella fabbricazione dei materiali plastici, che il nostro paese importa non per smaltirli, ma per riciclarli.
“Non bisogna dimenticare poi che gli italiani sono i re delle ecomafie” spiega Iacuelli “per cui esiste sempre una buona quantità di rifiuti speciali che prende una strada diversa di quella che dovrebbe prendere legalmente. Sono quei rifiuti che troviamo nelle campagne o nelle discariche abusive”. Secondo i rapporti di Legambiente sulle ecomafie, negli ultimi cinque anni in Italia sono state circa 15 milioni le tonnellate di rifiuti speciali scomparse ogni anno, rifiuti che risultano prodotti, ma che non risultano nè tombati, nè riciclati, nè esportati.
Il dossier dell’Ispra da infine dei suggerimenti alla politica, facendo notare che in alcuni settori, come la chimica e la metallurgia, è necessario procedere a uno svecchiamento della nostra industria. “Esistono processi industriali molto vecchi, a volte sono ancora quelli degli anni ’50. Queste produzioni spesso generano più rifiuto pericoloso che prodotto finale” conclude Iacuelli “Un esempio calzante è quello di un’azienda farmaceutica che produce antibiotici: il 30% della produzione è antibiotico e il 70% rifiuto speciale”.

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