Babush 29: Ungheria, la deriva autoritaria

I percorsi metropolitani di Babush prendono questa settimana la via dell’Ungheria, paese che attualmente gestisce la presidenza dell’Unione Europea, ma che è anche al centro di vive polemiche tanto interne quanto esterne. Il semestre di presidenza ungherese è iniziato con due ammonizioni scritte da parte di Bruxelles: la prima riguarda la tanto discussa legge sulla stampa,  la seconda una misura fiscale che penalizza le imprese europee sul territorio ungherese.

A destare particolari preoccupazioni e ad aver suscitato forti polemiche è stata la messa a punto di una nuova regolamentazione per il sistema dei media. La libertà di stampa è fortemente messa in discussione dal nuova legge, varata nel dicembre dello scorso anno e in vigore dal primo di gennaio 2011. L a nuova disciplina contempla norme molto rigide che di fatto forniscono al governo strumenti efficacissimi di censura e controllo dell’informazione, oltre che la possibilità di chiudere testate in maniera arbitraria.

Al di là dei singoli provvedimenti legislativi, l’Ungheria è da più parti considerata paese a rischio di svolta autoritaria. Ne è un valido esempio il fatto che la costituzione che aveva fatto dell’ ungheria una repubblica parlamentare all’indomani del crollo del patto di Varsavia sia durata poco più di 20 anni. Il 19 aprile infatti il parlamento di Budapest, con 262 voti a favore e 44 contrari,  ha adottato una nuova carta costituzionale in sostituzione di quella del 1990. I partiti di sinistra hanno lasciato l’aula per protesta contro la maggioranza guidata da Fidesz-KDNP, il partito del premier Victor Orban.

La nuova costituzione è stata voluta dalla destra ungherese che detenendo i due terzi dei seggi in parlamento ha potuto approvare autonomamente il nuovo testo. Le principali differenze con la vecchia carta si risscontrano nella diminuzione del potere di controllo degli organi istituzionali e nell’incremento dei poteri dell’esecutivo, che oggi conferiscono al governo una supremazia di fatto sul parlamento. Preoccupano anche i riferimenti a dio ed a S. Stefano, il re ungherese che nell’ anno mille convertì il popolo magiaro al cristianesimo. Nel nuovo testo trovano poco spazio i diritti fondamentali dei cittadini, mentre  vengono esclusi l’ aborto e i matrimoni omosessuali dalla competenza dei legislatori. “La novità della nuova carta costituzionale è sopratutto concettuale” ha detto ai nostri microfoni Endre Simò, uno degli animatori del Social Forum Ungherese, “parla di Ungheria senza parlare di repubblica ungherese, lascia quindi aperta la via a delle soluzioni non repubblicane”. Secondo Simò la nuova costituzione in qualche modo ammicca ai nostalgici della monarchia costituzionale e si muove verso un assetto istituzionale presidenziale. Anche il processo costituente lascia l’amaro in bocca alla società civile ungherese: “balza agli occhi il disprezzo della sovranità popolare… la maggioranza di centro destra ha deciso di dotarsi di una sua propria  costituzione senza consultare la società e senza accettare nessuna delle critiche dell’ opposizione parlamentare e sociale” ha proseguito Simò. Intanto il Consiglio d’ Europa ha chiesto alla Commissione di Venezia, l’organismo europeo deputato al controllo delle carte costituzionali, di stendere un rapporto sulla nuova carta ungherese e Berlino ha già espresso le sue perplessità sulla conformità del testo ai paramenti dell’ UE, di cui l’ Ungheria fà parte dal 2004.

Ospiti della puntata:
Enre Simò,  Social Forum ungherese
Szabi Toth, Tilos Radio
Tomas Markert, Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa
Massimo Congiu, giornalista e storico

In redazione:
Khaldoun, Elise Melot, Ciro Colonna, Andrea Cocco, Marzia Coronati

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