Referendum: il governo vuole sottrarre agli italiani il diritto ad esprimersi.

Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio durante la conferenza stampa a Palazzo Madama del 26 aprile fugano ogni dubbio sulle reali intenzioni che si celano dietro l’emendamento sul nucleare approvato nei giorni scorsi in senato: il governo sta cercando di evitare il referendum previsto per il 12 e 13 giugno perchè i sondaggi prevedono che il quesito sul nucleare, e con esso quelli sull’ acqua e quello sul “legittimo impedimento”,  probabilmente raggiungerebbe il quorum e vedrebbe una vittoria del fronte del sì.
“Siamo assolutamente convinti che il nucleare sia il futuro… l’accadimento giapponese, a seguito dei sondaggi che abitualmente facciamo sull’ opinione pubblica, ha spaventato i nostri cittadini.  Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Il governo quindi, responsabilmente, ha ritenuto di introdurre questa moratoria… per far sì che magari, dopo un anno o dopo due anni, si possa avere un opinione pubblica consapevole della necessità di ritornare al nucleare” ha dichiarato Berlusconi.
Un iniziativa simile è allo studio per quel che riguarda i servizi pubblici locali. Una autorità terza che dovrebbe regolare la gestione delle risorse idriche depotenziando i due quesiti inerenti la ripubblicizzazione dell’ acqua.
Le iniziative in sede parlamentare si affiancano agli sforzi della politica per ritardare l’inizio della campagna referendaria, che avrebbe dovuto prendere il via il 5 aprile, procrastinando al 3 maggio l’approvazione del regolamento RAI  sull’ informazione ai cittadini in vista del voto. Insomma in parlamento si agisce per disinnescare il referendum, in commissione di vigilanza RAI invece ci si concentra per evitare che gli italiani abbiano gli strumenti per decidere come votare. Sarà la Corte di Cassazione a determinare il successo o meno dell’ iniziativa del Governo, se cioè si celebrerà o meno il referendum sul nucleare. La Corte dovrà valutare se sussistono ancora i motivi per la consultazione o se la novità legislativa supera “”i principi ispiratori della disciplina preesistente” rendendo inutile il voto.

Il dato politico evidente è che la maggioranza, con l’appoggio di importanti settori dell’ opposizione, cerca di sottrarre agli italiani la possibilità di esprimersi su temi di primaria importanza, uno sforzo che dimostra disprezzo per la volontà popolare secondo il giurista Stefano Rodotà. Il comitato referendario contro il nucleare ha annunciato che non si fermerà, nell’ augurio che la Cassazione non blocchi il quesito referendario anche alla luce delle dichiarazioni di Berlusconi, mentre il comitato per l’ acqua pubblica invita i cittadini ad inviare lettere ai parlamentari perchè si impegnino a garantire lo svolgimento del referendum mettendolo al riparo dagli affrettati tentativi di depotenziarlo con iniziative legislative poco chiare.

C’era una volta l’  Italia in cui la gente parlava con fervore di politica nei bar, in cui si discuteva e si commentavano le iniziative parlamentari. L’ Italia in cui l’affluenza elettorale era ampia, gli iscritti ai partiti erano tantissimi ed in cui un quesito referendario poteva cambiare il corso della politica italiana, come accade con referendum epocali come quello sul divorzio, sull’ aborto o sul nucleare. L’ Italia in cui quando c’era un referendum si formavano i comitati per il sì’ e quelli per il no. Oggi la partecipazione dei cittadini alla politica è in netto calo, i partiti parlano di “antipolitica”  per descrivere lo scollamento dai vittadini che vorrebbero rappresentare e la comunicazione politica segue i criteri del marketing commerciale, mentre il referendum, uno dei principlai istituti di democrazia diretta previsti nella nostra costituzione, non raggiungono il quorum dal 1997, anche grazie agli inviti alla non partecipazione che vengono dai partiti. In questo contesto è lecito chiedersi che fine abbia fatto la sovranità popolare in un paese dove la legge elettorale non prevede preferenze ma nomine di partito, in parlamento si fà esplicita compravendita di voti, le leggi di iniziativa popolare non vengono discusse dal parlamento nonostante siano sostenute da milioni di firme e sui referendum anzichè cercare di convincere il corpo elettorale la politica tenta il boicottaggio o l’ aggiramento.

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