Passpartù 29: Il gioco dell’oca senza regole

Dai bivacchi improvvisati nei pressi della stazione di Roma a quelli della stazione di Ventimiglia. Dal nuovo centro di identificazione ed espulsione di Santa Maria Capua Vetere a quello di Nizza. Le politiche di “accoglienza” dei governi italiani e francesi sembrano solo un susseguirsi di rimpalli di responsabilità, che si concretizzano in respingimenti spesso illegali. Un sistema che sta alimentando incertezze, stanchezza e nervosismo nei migranti.

Da diversi giorni Mohamed, un ragazzo tunisino che vive a Roma prmai da molti anni, sta cercando di aiutare i suooi compaesani che arrivano nella capitale. Lo abbiamo incontrato alla stazione Termini di Roma, tra decine di giovani che attendevano che gli venisse dato un biglietto per lasciare la città e spostarsi verso il nord. Da settimane da questa stazione passano centinaia di ragazzi, i più vogliono raggiungere la Francia e la Germania, ma c’è anche chi vuole rimanere in Italia, in città come Milano o Torino. Pochi hanno pensato di rimanere a Roma, vista anche l’accoglienza che gli è stata riservata: sin da subito il Comune ha dichiarato di non essere disposto ad accogliere i ragazzi. Mohamed ci ha raccontato che in questi giorni, grazie al lavoro di volontari come lui, qualcuno ha potuto dormire alla moschea del quartiere Centocelle e qualcun’altro in uno stabile del centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, a trenta chilometri da Roma, ma i più si sono arrangiati nei pressi della stazione. La capitale insomma non ha attivato un meccanismo di accoglienza e Protezione civile, Comune, Polizia si sono rimpallati per giorni le responsabilità. Quando siamo arrivati alla stazione, stavano per essere distribuiti biglietti del treno per raggiungere Ventimiglia, in Liguria. I biglietti sono stati distribuiti dalla Protezione civile. “Hanno scelto questo sistema per sbarazzarsi dei migranti” ha spiegato un volontario dell’Arci “e spostare il problema a nord”.
I migranti così si trovano a dover fare i conti con gi stessi problemi che hanno a Roma, però in un’altra stazione, quella di Ventimiglia. Dopo un periodo di relativo ordine infatti, dovuto all’apertura di un centro di accoglienza per 150 persone, la cittadina ligure ha riniziato a non riuscire a farsi carico di tutti i migranti in arrivo. Il centro è al collasso e la stazione è tornata ad essere un bivacco per decine di giovani.

Ad attendere alla stazione di Ventimiglia, ci sono i ragazzi con il permesso temporaneo provenienti dai diversi centri di Italia, quelli in attesa di un documento e quelli respinti dalla Francia che sono in attesa di ritentare a valicare le Alpi. La Francia infatti, nonostante abbia deciso di accettare i migranti in possesso del permesso di soggiorno temporaneo, titolo di vaggio e denaro sufficiente a mantenersi per un giorno (calcolato in 62 euro), continua a respingere alcuni migranti, in base a criteri, denuncia la campagna Welcome, assolutamente discrezionali. “E’ una situazione assolutamente inaccettabile” denuncia Paolo Languasco, della campagna Welcome ” bisogna attendere che qualcuno si faccia male nel tentativo di salire su un treno merci o di valicare di notte un passo di montagna per interrompere questa pratica di respingimenti? Voglio ricordare che queste azioni sono illegali, perchè effettuate verso persone perfettamente regolari”. Esiste anche un fenomeno contrario, c’è anche chi è riuscito nelle settimane passate ad entrare in Francia senza documenti, che ora cerca di rentrare in Italia, per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo, ma anche questo percorso “alla rovescia” è molto pericoloso.

Ma cosa accade ai migranti che arrivano in Francia? Inge Verhagen, dell’associazione francese Forum Refugiees, lavora con i migranti che si trovano a Nizza. In questi giorni ha visitato il centro di Ventimiglia e lì ha incontrato delle persone che il giorno prima si trovavano nel Centro di identificazione ed espulsione di Nizza, da cui erano state rinviate in Italia. “Dalla parte francese della frontiera ci sono molti controlli, sia sulle strade che alle stazioni. Le autorità chiedono ai tunisini che fermano di firmare un foglio, si tratta di un modulo in cui dichiarano di non rispettare le condizioni per circolare in Francia. Sulla base di questa dichiarazione, sono portati al Cie di Nizza. Da lì poi sono rinviati in Italia, da dove cercano di tornare qui”.
Anche in Italia il Cie è una destinazione per alcuni dei tunisini, che ci finiscono senza neanche rendersene conto. E’il caso dell’ex caserma Andolfato, a Santa Maria Capua Vetere, in Campania. Questa struttura, che all’inizio doveva essere semplicemente un centro di prima accoglienza, successivamente ha assunto una funzione giuridica incerta, tra centro accoglienza e carcere, fino ad essere convertita giovedi 21 aprile in un Cie. Il 23 aprile alcuni legali del centro sociale Ex Canapificio hanno visitato la caserma: al suo interno c’erano circa 200 tunisini, che erano entrati nel carcere lunedi 18 aprile. Per quattro giorni, denunciano gli attivisti, i ragazzi sono stati trattenuti in maniera illegale, dal momento che non era chiara la natura giurdica nè del posto nè delle persone recluse. Solo giovedì, con la conversione del centro in Cie, i reclusi hanno avuto la convalida del trattenimento da parte del giudice di pace.

Mentre tutti i riflettori sono puntati sull’accoglienza dei migranti provenienti dalla Tunisia, i media sembrano dimenticarsi di tutti gli altri migranti. Il 19 aprile 84 migranti di origine afgana sono stati respinti verso la Grecia dal porto di Brindisi. Provenivano da diverse città d’Italia e molti di loro cercavano di raggiungere altre nazioni europee. La notizia ci è stata riferita dalle reti antirzziste greche, che non sono riuscite a mettersi in contatto con i respinti ma che sono venute a sapere che i migranti sono passati da Patrasso, per poi essere rinchiusi in un centro di identificazione vicino ad Atene. Abbiamo cercato di scoprire qualcosa di più ma qui in Italia nessuno sembra avere visto niente. L’unica ad averci confermato la notizia è la prefettura di Brindisi, che però rimpalla la responsabilità: “l’operazione è stata portata avanti dal Ministero dell’Interno, Brindisi è stata solo un porto di passaggio”.
Ancora una volta, nessuno si assume le sue responsabilità.

Ospiti della puntata: Mohamed; Paolo Languasco, campagna Welcome; Inge Verhagen, Forum Refugees, Gianpaolo, Ex-Canapificio

Per scriverci: passpartu@amisnet.org

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