Ungheria: nella nuova costituzione c’è Dio ma non i diritti.

E’ durata poco più di 20 anni la costituzione che aveva fatto dell’ Ungheria una repubblica parlamentarie all’ indomani del crollo del patto di Varsavia: con 262 voti a favore e 44 contrari, il 19 aprile il parlamento di Budapest ha adottato una nuova carta costituzionale in sostituzione di quella adottata nel 1990. I partiti di sinistra hanno invece lasciato l’aula per protesta contro la maggioranza guidata da Fidesz-KDNP, il partito del premier Victor Orban che, detenendo i due terzi dei seggi in parlamento, ha potuto approvare autonomamente il nuovo testo. La nuova costituzione voluta dalla destra ungherese  diminuisce il potere di controllo degli organi istituzionali ed aumenta i poteri dell’esecutivo, conferendo al governo una supremazia di fatto sul parlamento. Preoccupano anche i riferimenti a Dio ed a S. Stefano, il re ungherese che nell’ anno mille convertì il popolo magiaro al cristianesimo. Nel nuovo testo trovano poco spazio i diritti fondamentali dei cittadini, mentre  vengono esclusi l’ aborto e i matrimoni omosessuali dalla competenza dei legislatori. “La novità della nuova carta costituzionale è sopratutto concettuale” ha detto ai nostri microfoni Endre Simò, uno degli animatori del Social Forum Ungherese, “parla di Ungheria senza parlare di repubblica ungherese, lascia quindi aperta la via a delle soluzioni non repubblicane”. Secondo Simò la nuova costituzione in qualche modo ammicca ai nostalgici della monarchia costituzionale e si muove verso un asetto istituzionale presidenziale. Anche il processo costituente lascia l’amaro in bocca alla società civile ungherese “balza agli occhi il disprezzo della sovranità popolare… la maggioranza di centro destra ha deciso di dotarsi di una sua costituzione propria senza consultare la società e senza accettare nessuna delle critiche dell’ opposizione parlamentare e sociale” ha proseguito Simò. Intanto il Consiglio d’ Europa ha chiesto alla Commissione di Venezia, l’organismo europeo deputato al controllo delle carte costituzionali, di stendere un rapporto sulla nuova carta ungherese e Berlino ha già espresso le sue perplessità sulla conformità del testo ai paramenti dell’ UE, di cui l’ Ungheria fà parte dal 2004.

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