A Lampedusa stato di polizia

Controllo di documenti, trattenimento in caserma, perquisizioni e intimidazioni. Nell’ultima settimana le associazioni e gli attivisti che a Lampedusa si battono per tutelare i diritti dei migranti hanno subito una lunga serie di atti intimidatori da parte delle forze di polizia. Il primo episodio, si legge in un comunicato diffuso ieri dall’associazione Askavusa e dai membri di altre associazioni presenti sull’isola, si è verificato venerdì 15 quando alcune camionette dei carabinieri si sono fermate davanti alla sede di Askavusa per poi procedere con l’identificazione di tutti i presenti. Poche ore più tardi un membro del movimento Kayak per il diritto alla vita, veniva prelevato dal furgone in cui dormiva per poi essere trasferito in caserma e interrogato dai carabinieri, mentre altri agenti si occupavano di controllare il mezzo requisendo computer portatile e altri beni personali. Un fermo, si sarebbe più tardi letto sul verbale redatto dai carabinieri, giustificato dalla “ricerca di armi, munizioni e strumenti di effrazione”. Lunedì sera un ulteriore episodio inquietante con l’irruzione in una pizzeria, dove si trovavano membri dell’Arci, di Askavusa e del Forum Anti-razzista, da parte di una decina di agenti delle forze dell’ordine, seguita da una nuova perquisizione dei mezzi e dell’abitazione degli attivisti. “Quello che e’ avvenuto nello spazio temporale di questi ultimi quattro giorni” si legge nel documento diffuso ieri “lo consideriamo inaccettabile e illegittimo. Il regime di repressione a cui siamo stati sottoposti e’ inspiegabile ai nostri occhi. Appare evidente, la volontà di impedire l’opera di monitoraggio fatta dai cittadini sull’isola, limitandone la libertà di circolazione e svolgimento delle attività. Abbiamo assistito a quello che si potrebbe definire un abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, per il semplice fatto che associazioni, come quelle sopra citate, cercano di creare spazi di scambio e democrazia dove rifugiarsi”.

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