Santa Maria Capua Vetere: Un corteo per la libertà

“Chiudiamo il carcere etnico di Santa Maria Capua Vetere”. Con questo slogan le realtà antirazziste campane sono scese in piazza il 14 aprile. Per rivendicare il rilascio immediato e il diritto a un’accoglienza degna per gli oltre cinquecento migranti reclusi nella cittadina in provincia di Napoli e per ribadire che la Campania non vuole carceri per migranti.


La nuova sigla in fatto di “accoglienza” dei migranti è CAI, e sta per centro di accoglienza e identificazione. Un ibrido tra il CARA, centro di accoglienza per richiedenti asilo, e il CIE, centro di identificazione ed espulsione. Un CAI, appunto, è stato aperto in tutta fretta a Santa Maria Capua Vetere, all’interno della caserma Andolfato. Il 6 aprile nello stabile sono stati trasferiti circa cinquecento migranti. Dopo neanche una settimana, le rivolte. Alcuni reclusi hanno tentato la fuga e le forze dell’ordine hanno reagito con lanci di lacrimogeni, cariche e pestaggi.

“Sono abbondantemente trascorsi i tempi del fermo di polizia… e allora perchè queste persone vengono detenute!?” si chiedono le realtà anitrazziste di Napoli e Caserta “Appare chiaro che siamo in presenza dell’ennesima situazione da “Stato d’eccezione”, di una privazione grave, arbitraria e discrezionale della libertà personale subordinata alle varie speculazioni politiche e alle penose diatribe internazionali che si giocano sulla pelle di questa persone! Una situazione di limbo con i forti disagi della detenzione di massa  che attacca il fondamentale diritto alla libertà e genera comprensibilissima rabbia e frustrazione”.

La manifestazione del 14 di fronte al CAI di Santa Maria Capua Vetere si iscrive nell’ambito delle mobilitazioni in vista del corteo contro la guerra alla base NATO di Bagnoli per sabato 16 aprile.

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