Salute negata

In oltre il 60 per cento dei casi il diritto alla salute dei migranti senza permesso di soggiorno non viene garantito nonostante specifici obblighi di legge. Al termine di un’indagine durata cinque mesi l’associazione Naga rende noti i risultati dell’inchiesta sulle strutture sanitarie in Lombardia e sul rispetto della legge sul diritto all’assistenza sanitaria del 1998. Una legge che attraverso l’istituzione del codice STP (straniero temporaneamente presente), sancisce il diritto alla cura per qualsiasi persona che si trova in Italia, ma che viene disattesa nella maggioranza dei casi. In un rapporto della Caritas la Lombardia risultava già essere una delle peggiori regioni italiane, insieme a Calabria e Basilicata, in quanto a diritto alla salute dei migranti. L’inchiesta del Naga fornisce ulteriori dati su sottolineando come la situazione di sospensione del diritto può avere conseguenze anche molto gravi sulle persone. “I servizi di pronto soccorso funzionano abbastanza bene” sottolinea il dottor Dalla Valle, tra gli estensori del rapporto Naga. “il problema sorge dopo, con patologie non gravi nell’immediato ma che se trascurate possono comportare anche un rischio di vita”. In questi casi sottolinea il Naga, al 60 per cento dei pazienti stranieri senza regolare permesso di soggiorni vengono negate le cure, in aperta violazione a quanto prevede la legge. A questi si aggiungono gli stranieri che nemmeno si avvicinano agli ospedali per paura di avere ripercussioni legali. “L’introduzione del reato di clandestinità” sottolinea Dalla Valle “diffonde una grande insicurezza negli stranieri irregolari e comporta una percezione del proprio diritto alla salute fortemente lesionata”.

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