Odissee 06: Frontiera infernale

I migranti che vengono arrestati nella regione di Evros dalle autorità greche sono rinchiusi in cinque centri di detenzione, quattro dei quali sono semplici stazioni di polizia adibite a prigioni. Stanze buie dalla capienza media ufficiale di trenta persone ne contengono fino a 180. Chi viene rinchiuso in questi centri dorme sul pavimento, seduto, perchè non c’è spazio per mettersi sdraiati.
La detenzione è praticamente un passaggio obbligato. Quasi tutti i migranti che attraversano la frontiera – attraverso il fiume Evros su piccole imbarcazioni o percorrendo a piedi i dodici chilometri di terra che separano la Grecia dalla Turchia – sono arrestati dalle forze dell’ordine e trasferiti in questi centri. Dopo un periodo variabile di detenzione, alcuni sono rilasciati con un foglio di via che gli permette di rimaere in Grecia per soli trenta giorni, altri sono rinviati in Turchia, grazie ad un accordo bilaterale tra il governo greco e quello turco che permette di respingere persone provenienti dalla Siria, dall’Iraq, dall’Iran e dalla Turchia, altri ancora sono inviati ad Atene per essere poi rimpatriati, come nel caso dei nigeriani.
“Attraversare il fiume è molto pericoloso” racconta la delegazione di Amisnet che si torva nella regione di Evros “e molti perdono la vita in questo passaggio. C’è anche un piccolo cimitero in memoria delle persone morte affogate o assiderate. le lapidi sono dei semplici cumoli di terra”. Alcuni mesi fa il governo greco ha annunciato di volere costruire un muro anti-migranti nei dodici chilometri di frontiera terrestre. Il progetto, che sarà finanziato dall’Unione Europea, ancora non è è partito.
Il 16 aprile Amisnet sarà ad Edirne, in Turchia, dove attivisti bulgari, turchi, greci manifesteranno contro la costruzione del muro e in favore dei diritti dei migranti. Per ribadire ancora una volta che la libera circolazione è un diritto di tutti.

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