Babush 27: un saluto Vittorio

Avevamo sentito Vittorio Arrigoni mercoledì mattina per il nostro approfondimento settimanale di Babush. Vittorio è stato rapito giovedì e brutalmente assassinato qualche ora dopo il rapimento.

La redazione di AMISnet esprime solidarietà alla famiglia Arrigoni ed a tutti gli amici e i compagni di lotta di Vittorio, a cominciare dalla popolazione di Gaza.

Al posto del consueto appuntamento con Babush pubblichiamo l’intervista a Vittorio del 13 aprile.

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Le notizie che ci giungono da Gaza parlano di una continua emorragia di sangue palestinese: bombardamenti aerei, colpi di mortaio, attacchi con carri armati si susseguono su base quotidiana in quella che sembra una guerra a bassa intensità in preparazione di una più ampia operazione militare nella Striscia. Tra il 16 marzo ed il 7 aprile sono stati 25 i palestinesi uccisi ed oltre 100 i feriti, mentre nei raid del 7 ed 8 aprile sono state ben 19 le vittime, in larga parte civili. Dall’ altra parte sono ci sono stati due feriti gravi per un razzo anticarro palestinese finito su uno scuolabus. Secondo Vittorio Arrigoni, un attivista dell’ International Solidarity Movement che vive a Gaza, al di là delle dichiarazioni ufficiali l’escalation militare di Tel Aviv arriva soprattuto in risposta agli sforzi di riconciliazione tra le fazioni palestinesi che proprio nei giorni a cavallo del 16 marzo avevano visto Hamas e Fatah vicine a trovare un accordo. La spinta ai due maggiori partiti palestinesi perchè ponessero fine alla divisione che ormai da 4 anni ha spaccato i territori palestinesi in due entità distinte è arrivata soprattuto dalle piazze: il 15 marzo il vento delle rivolte arabe è arrivato anche in Palestina ed i giovani palestinesi in Cisgiordania, a Gaza e nella diaspora sono scesi in piazza per la “giornata della riconciliazione”, declinazione palestinese delle giornate della rabbia indette dai movimenti pro-democratici in molti paesi arabi. I giovani hanno individuato nella fine delle divisioni interne e nella riforma delle istituzioni palestinesi, prima fra tutte l’ OLP, il primo passo per riprendere con più forza la lotta per l’autodeterminazione e contro l’occupazione israeliana. Le rivoluzioni nei paesi vicini hanno acceso le speranze per un cambiamento nella politica regionale verso la questione palestinese e soprattuto a Gaza fanno sperare in una prossima apertura del confine con l’ Egitto, una apertura che potrebbe rendere vano l’assedio israeliano che attanaglia 1 milione e mezzo di palestinesi da oltre quattro anni. Le speranze dei giovani palestinesi sono avvalorate dalle affermazioni di molti esponenti della nuova classe politica egiziana a partire da Mohammad El Baradei: l’ex capo dell’ AIEA e candidato alla presidenza egiziana ha infatti dichiarato che ad una nuova “operazione piombo fuso” il Cairo dovrebbe reagire attaccando Israele. Altra novità importante se non altro dal punto di vista simbolico è la richiesta di una “no fly zone” su Gaza che arriva dalla Lega Araba, il cui segretario generale Amr Moussa è un altro dei principali candidati alle prossime elezioni presidenziali in Egitto. Intanto ad un anno dal sanguinoso attacco Israeliano contro la Freedom Flottilla, il convoglio di 15 navi che aveva cercato di rompere via mare l’assedio alla Striscia di Gaza, gli attivisti internazionali hanno annunciato il varo della Freedom Flottilla 2 che dovrebbe salpare nella seconda metà di maggio, tra le navi ce ne sarà anche una italiana intitolata allo storico inviato de Il Manifesto in medioriente Stefano Chiarini. Il governo di Tel Aviv ha già messo in campo il suo peso per cercare di fermare questa iniziativa, che lo scorso hanno è stato un disastro diplomatico per Israele, chiedendo al Segretario Generale dell’ ONU Ban Ki Moon di prendere posizione contro la spedizione e convocando gli ambasciatori europei a Gerusalemme per chiedere che i loro governi facciano il possibile perchè la Flottilla non parta dai loro porti e non abbia a bordo cittadini europei. Per il momento l’unico governo ad aver risposto positivamente all’ invito di Tel Aviv è quello di Berlusconi che ha dichiarato di non credere alla buona fede degli attivisti ed ha colto l’occasione per tornare ad augurarsi che Israele entri presto nell’ UE. Il comitato organizzatore della Flottilla ha risposto invece da Atene, dove si è appena tenuto un incontro preparatorio, rifiutando le “intimidazioni” e ribadendo le loro intenzioni: “Stiamo arrivando, siamo disarmati, siamo civili. Non avete il diritto di minacciarci, ci aspettiamo di raggiungere Gaza senza interferenze”.

Ospiti della puntata:

  • Vittorio Arrigoni, International Solidarity Movement, da Gaza
  • Mjriam Abu Samra, Palestine Youth Network
  • Asaad Al Saftawi, 15 March Movement
  • Mohammad Hannoun, Freedom Flottilla Italia

One Comment;

  1. Khaldoun said:

    Pochi minuti dopo la pubblicazione della puntata, al momento di segnalarla a Vittorio Arrigoni, siamo venuti a sapere che l’ attivista che avevamo intervistato nella mattinata di ieri è stato rapito dal sedicente gruppo selafita che in un video ha dettato al governo di Hamas un ultimatum: o verranno liberati gli esponenti del gruppo detenuti nelle carceri di Gaza entro 30 (a partire dalle ore 10 di stamane) ore oppure Vittorio verrà ucciso.

    Il video: http://www.youtube.com/watch?v=gCyA7A4pDXc

    La redazione di AMISnet esprime solidarietà alla famiglia ed ai compagni di lotta e colleghi di Vittorio, sperando di vederlo presto libero, di sentire ancora la sua voce di testimone appassionato degli eventi di Gaza.

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