Passpartù 27: Cartoline dalla Grecia

La Grecia è la nazione da cui passa quasi il 90% dei migranti senza documenti che cerca di raggiungere il vecchio continente. Il paese, travolto da una pesantissima crisi economica, è per queste persone solo un luogo di transito, un passaggio obbligatorio verso quella che definiscono la “vera Europa”. Negli ultimi mesi però i controlli alle frontiere si sono intensificati, e la maggior parte dei migranti si trova intrappolata nei porti che affacciano sull’Adriatico, dove la situazione ormai è al collasso: violenze, disordini e risse sono ormai all’ordine del giorno.
Da tre mesi a Igoumenitsa nessun migrante riesce a partire verso l’Italia. La cittadina greca negli ultimi dieci anni è stata una porta di accesso per centinaia di migranti verso quella che loro chiamano “vera Europa”, l’eldorado in cui sperano di ricostruirsi una nuova vita. E’ da questo porto infatti che cercano di imbarcarsi clandestinamente sui traghetti che salpano alla volta del nostro paese. Ma ora i controlli si sono intensificati, sia dalla parte greca che da quella italiana. Gli oltre cinquecento ragazzi che vivono accampati nella montagna alle spalle della cittadina iniziano a mal sopportare questa situazione, sono nervosi e stanchi. Alcuni di loro sono qui da oltre un anno, e ogni giorno tentanto la fuga, mentre continuano ad arrivare nuove persone, che attraverso la Turchia giungono fin qui. non sono solo loro ad essere esasperati: anche gli abitanti di Igoumentisa, che convivono con questa realtà da quasi dieci anni, ora non riescono più a fare finta di niente, come hanno sempre fatto. La montagna infatti non è più un mondo completamente separato dal paese: i ragazzi iniziano a camminare per le strade del centro in cerca di cibo e alla gran parte dei cittadini questa situazione non piace, temono per l’immagine della località, che d’estate è sempre stata un’ambita meta turistica, e hanno paura di questa gente così “diversa”. “La situazione è peggiorata, un anno fa quando abbiamo iniziato il nostro lavoro di supporto ai rifugiati le cose erano diverse” racconta Poliksenia Andreadou, una dottoressa che abbiamo incontrato a Igoumenitsa che offre gratuitamente cure a queste persone. Secondo il medico gli oltre 500 giovani che vivono nella cosidetta “jungle” – eritrei, somali, tunisini, algerini, afgani, kurdi – stanno vivendo in un crescente stato di agitazione: negli ultimi tre mesi infatti nessuno riesce a raggiungere l’Italia, mentre prima di dicembre passavano circa tre, quattro persone per giorno. “La presenza della polizia è aumentata ai porti, io ho anche visto forze dell’ordine dell’Unione Europea che sono venute qui a vigilare le coste, così nessuno passa, e chi riesce a passare è rimandato indietro dalla polizia italiana”. La dottoressa ha anche raccontato che molti provano a valicare il confine con l’Albania, ma anche quesa frontiera è pericolosa. “Un gruppo di loro ormai era diventato mio amico, viveva sulla montagna da mesi, erano disperati… un giorno mi hanno detto <<oggi proviamo ad andare in Albania>>, dopo poche ore mi hanno chiamato dalla prigione”.La dottoressa Adreadou lavora nell’unico centro per la salute del paese, visita i migranti gratuitamente e il suo lavoro non è visto di buon occhio dai suoi colleghi. “Per gli abitanti è difficile accettare la presenza di persone con la pelle nera” racconta “anche qui in ospedale molti erano contrari al fatto che io li curassi, soprattutto ora, con la crisi economica, le cose sono peggiorate. Nelle strutture sanitarie pubbliche è stato introdotto un ticket di cinque euro, tutti i pazienti devono pagarlo ma io a chi non può non lo faccio pagare. Tutto il personale medico è contrario ma io continuo, anche se sono stata ripresa più volte dal mio direttore. Continuerò a visitarli”.
La crisi economica, il peggioramento della qualità della vita degli abitanti della Grecia, il controllo alle frontiere che limita e quasi azzera gli spostamenti delle persone, sono tra i fattori che hanno contribuito al proliferarsi di episodi di violenza e aggressività. Negli ultimi tre mesi i migranti hanno iniziato a lottare tra di loro e la polizia è sempre pronta ad arrestarne qualcuno. Alcune settimane fa un ragazzo kurdo è morto per un’emorragia a seguito delle percosse subite dalle forze dell’ordine di Igoumentisa, mentre qualche giorno prima un undicenne afgano era stato violentato da un gruppo di kurdi.Le violenze della polizia sono all’ordine del giorno anche a Patrasso, l’altro porto greco da cui si tenta la fuga. Youssef è un ragazzo algerino di 29 anni, lo abbiamo incontrato il giorno dopo che era stato rilasciato dalle forze dell’ordine locali. Aveva un occhio nero e una ferita sul mento. Ci ha raccontato quello che gli era successo: “Ero con un amico e camminavo per le strade di Patrasso, mi ha fermato una macchina della polizia e mi ha chiesto i documenti, gli ho detto che non ce li avevo e allora mi hanno arrestato. Sono rimasto 15 giorni in prigione e là dentro mi sono ammalato, così sono dovuto andare all’ospedale e il dottore mi ha prescritto delle medicine. Mentre tornavamo dall’ospedale la polizia mi ha picchiato, mi ha anche torturato con un affare elettrico, e anche dopo mi ha picchiato di nuovo, quando gli ho chiesto se mi davano le medicine che il dottore mi aveva prescritto”.Il giorno dopo il suo rilascio Youssef ha raccantato quanto era avvenuto all’associazione Kinisi, un gruppo di volontari di Patrasso che cerca in diversi modi di aiutare i migranti che vivono nella città. Cinque di loro sono andati alla stazione di polizia, per denunciare questo episodio e tutti gli altri che i migranti spesso raccontano di subire; i poliziotti hanno detto che cercheranno la verità ma che è impossibile che quello che Youssef e gli altri hanno raccontato sia realmente accaduto. Eppure, solo nell’ultima settimana, Kinisi è venuta a consocenza di altri tre episodi del genere. Quando abbiamo incontrato Youssef, ci ha detto che la sua esperienza in Europa era finita: era in procinto di tornare al suo paese. Era in Grecia da nove mesi, gli ultimi tre a Patrasso, nella stazione dei treni abbandonata dove vivono centinaia di migranti in condizioni indecenti. In Algeria Youssef ha un lavoro, una figlia, una casa al centro di Algeri. Ha divorziato con la moglie e voleva cambiare aria, passare un pò di tempo in Francia, dove vive il fratello, ma in Algeria non gli avevano concesso il visto, allora ha preso un aereo per Istanbul e è andato in Grecia. Ora torna a casa, Youssef, la famiglia gli pagherà il biglietto per rientrare, ma non tutti possono permetterselo.I migranti che passano in Grecia sono giovani laureati, studenti e viaggiatori che vogliono semplicemente provare a cambiare qualcosa venendo in Europa, ma ci sono anche tante persone in fuga dalla guerra: sudanesi, afgani, somali, che nel loro paese non possono più mettere piede.  Oltre ad intensificare i controlli alle frontiere, la Grecia ha anche annunciato il progetto di costruzione di un muro anti-migranti ai confini con la Turchia, che sarà costruito grazie a finanziamenti europei. Nessuna organizzazione locale che lavora con i migranti crede che questa sia una soluzione “I migranti sono come le gocce di pioggia” ha deto Nassim, un mediatore culturale dell’associazione atenese Diktio, “nessuno può impedire che arrivino”.

Ospiti della puntata:

Poliksenia Andreadou,  medico di Igoumenitsa

Ideris e i suoi amici, dalla “Jungle” di Igoumenitsa

Youssef, dalla stazione dei treni di Patrasso

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