Abruzzo: due anni dopo è ancora emergenza.

Una crescita del 750% nel numero di ore di cassaintegrazione nella provincia di L’ Aquila, 800 partite IVA chiuse, 16.000 tra disoccupati, sottoccupati e cassintegrati su una popolazione stimata di 40.000 persone. I numeri che riguardano il lavoro nel capoluogo parlano dell’ emergenza economica che ha seguito il sisma che ha colpito l’ Abruzzo nella notte tra il 5 ed il 6 aprile del 2009 e sono frutto, tra l’altro, del fallimento della politica nel rispondere a questa sciagura. A due anni di distanza la normalità è ancora lontana a L’Aquila, dove il centro storico diventa off limits ogni notte a partire dalle 1.00 . La ricostruzione e la messa in sicurezza degli edifici maggiormente colpiti dal sisma è totalmente ferma in tutti e 57 i comuni colpiti, sono 14.000 gli abruzzesi che ancora ricorrono all’ autonoma sistemazione, mentre l’ amministrazione del territorio resta contesa tra la struttura commissariale e le istituzioni locali. In questi due anni gli abruzzesi hanno avuto modo di disilludersi riguardo alle grandiose promesse del “governo del fare” e, dopo l’iniziale comprensibile disorientamento, hanno iniziato ad organizzarsi per reclamare il controllo del loro territorio e per richiamare le istituzioni alle loro responsabilità. L’esempio più noto è il cosidetto “movimento delle cariole”, quando lo scorso anno gli abruzzesi hanno iniziato a darsi appuntamento ogni domenica per rimuovere in prima persona le macerie dei centri storici e ripulire le strade. Proprio nel contesto di quel movimento è nata una proposta di legge di iniziativa popolare con lo scopo di rimettere ordine nella situazione abruzzese fissando responsabilità, scadenze economiche, parametri per la sicurezza e la prevenzione che devono guidare la ricostruzione. Una proposta per cui gli aquilani sono tornati a manifestare il 2 aprile dopo che il 29 marzo di fronte alla Commissione Ambiente della Camera  l’avvocato Antonio Morgante, in rappresentanza del commissario delegato per la ricostruzione Gianni Chiodi, aveva espresso dubbi sull’ opportunità che tale legge sia effettivamente necessaria o efficace ricordando l’esistenza del “decreto Abruzzo”, poi convertito in legge ordinaria, che secondo la struttura commissariale sarebbe sufficente per gestire la situazione.

Top