Fukushima: nuovo sversamento in mare.

Anche se è sempre meno lo spazio dedicato dalla stampa alla catastrofe in corso a Fukushima, le notizie riguardo alla situazione della centrale nucleare con i suoi 6 reattori e le contaminazioni ambientali sono tutt’altro che rassicuranti o meno rilevanti di quanto non fossero quelle dell’ 11 marzo, data dello Tsuanami che ha dato il via a quello che potrebbe delinearsi come il più grave incidente della storia dell’ industria atomica, strappando il triste primato a Cernobyl. La notizia di ieri 4 aprile, è che la Tepco, l’azienda giapponese che ha in gestione l’impianto, ha sversato in mare 11.500 tonnellate di acqua contaminata per far spazio ad altra acqua che, grazie a sostanze traccianti, dovrebbe consentire di rilevare le falle createsi negli edifici dei reattori ed in particolare di quello numero 2 che da giorni perde. La contaminazione da iodio radioattivo e da cesio 137 delle acque vicine alla centale si misura ormai in milioni di volte il livello normale, tuttavia il governo giapponese tente a minimizzare i rischi per l’uomo, limitandosi a proibire pesca e balneazione nell’area. 11.500 tonnellate d’acqua sono una quantità irrisoria rispetto alla massa complessiva dell’ oceano Pacifico, tuttavia gli organismi marini tendono ad assorbire e concentrare queste sostanze rendendo concreto il rischio di contaminazione della catena alimentare, anche considerando l’importanza di alghe, pesci e frutti di mare nell’alimentazione dei giapponesi. Ad oltre 20 giorni dall ‘incidente il raffreddamento dei reattori non è stato ancora riattivato e la situazione è ancora fuori controllo, eppure simulazioni di simili incidenti in questo tipo di reattori erano state fatte già nel 1981 ed i dati sono a disposizione di Tokio dai primi anni ’90.

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