I tunisini a Berlusconi: non saremo più i gendarmi d’ Europa.

Il premier Berlusconi insieme al ministro degli Interni Maroni ed alla sottosegrtetaria agli esteri  Craxi sono volati a Tunisi per incontrare il primo ministro Beji Kaid Essebsi allo scopo di porre fine all ‘imponente flusso migratorio verso le nostre coste. Oltre al peso contrattuale delle 700 imprese italiane che lavorano in Tunisia, il governo porta in dote promesse di investimenti per 150 milioni di euro in incentivi all’economia tunisina, in crisi fin da prima della rivoluzione ed ora  in condizioni drammatiche. Strumenti di pressione per convincere il riluattante governo di Tunisi a riprendere il ruolo di gendarme delle nostre coste che svolgeva il dittatore Ben Alì con i suoi 150.000 addetti alla sicurezza. Ma la polizia tunisina, dopo lo scioglimento della polizia politica, conta oggi solo 50.000 uomini: un numero del tutto insufficente a presidiare la lunghissima costa. Oltre alle difficoltà logistiche e tecniche, cui Roma vorrebbe ovviare elargendo 75 milioni di euro e motovedette alle autorità tunisine, a mancare è anche la volontà politica: pesa il sostegno offerto fino all’ ultimo dal nostro governo  al dittatore deposto (peraltro salito al potere 23 anni fa grazie a un colpo di stato promosso da Craxi e Andreotti), pesa la difficoltà ad accogliere persone che l’ Italia vorrebbe respingere senza una identificazione certa, pesa l’ opinione pubblica e la voglia di libertà dei tunisini che fino ad oggi hanno dovuto chiedere il permesso al regime per poter partire e che oggi non vogliono tornare ad uno stato di polizia. “Sembra che l’ Italia e l’ Europa rimpiangano la dittatura” ha detto  Omayaa, uno studente incontrato a Tunisi da una delegazione della società civile italiana nei giorni scorsi, “ci impegnaremo perchè la Tunisia non ceda alle pressioni italiane ed europee e garantisca la libertà di movimento ai propri cittadini”. Durante la conferenza stampa tenutasi all’ Hôtel Golden Tulip El-Mechtel di Tunisi, indetta dai movimenti tunisini per protestare contro la visita di Berlusconi, gli attivisti hanno chiarito ulteriormente la loro posizione riassumendola in 4 richieste:

– Si smetta di trattare i migranti come bestie a Lampedusa,Ventimiglia e nei centri e campi della vergogna in Europa
– Cessino le pressioni e le minacce nei confronti della Tunisia
– Per un vero supporto dell’Unione europea al processo democratico in dorso in Tunisia, al di fuori delle logiche di egemonia e di relazioni basate sul ricatto e il dominio
– Per il rispetto della legislazione e delle convenzioni internazionali sui diritti dei migranti e dei rifugiati

La registrazione integrale delle dichiarazioni di Omayaa ed il primo resoconto del viaggio intrapreso dalla delegazione italiana “Uniti per la Libertà” sono sul sito di Global Project.

Top