Rifugiati eritrei: dalla Libia a Mineo, passando per Porto Empedocle

Nella notte del 28 marzo sbarca a Porto Empedocle una nave di linea Siremar con a bordo 540 persone. L’imbarcazione porviene da Linosa e i suoi passeggeri sono tutti di origine eritrea. Uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia. Scesi dal traghetto, i 540 camminano sulla banchina verso i pulman che li trasporteranno al centro di Mineo, sotto lo sguardo di un gruppo di eritrei che vive nella provincia di Agrigento e che spera di rintracciare amici e parenti.
Da quando sono iniziate le rivoluzioni nord-africane, questa è la prima nave che trasporta persone di orgine non magrebina ad attraccare sulle coste siciliane. Al porto era presente anche l’associazione Borderline Sicilia, che ha raccontato che alcune di queste persone erano da giorni in viaggio, non avendo neanche toccato terra a Linosa. “Le condizioni igienico-sanitarie di queste persone erano disastrose, molto di loro non mangiavano da ore” racconta Germana Graceffo, di Borderline “c’erano anche decine di neonati e bambini”.
Non sono più solo le persone tunisine a sbarcare sulle nostre coste quindi. Come racconta Fulvio Vassallo Paleologo, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, da più di due giorni arrivano nelle isole Pelagie anche persone in fuga dalla Libia: somali, eritrei, etiopi e di altre nazionalità, spesso vittime di torture e di abusi sessuali da parte dei trafficanti o della polizia di Gheddafi. “Alcuni di questi migranti in fuga dalla Libia sono stati respinti dall`Italia nel 2009, dopo gli accordi tra Berlusconi, Maroni e Gheddafi” racconta Paleologo. “Queste persone vengono concentrate nell`isola di Linosa, in vista di un successivo trasferimento a Porto Empedocle, dove c`è un capannone che serve da centro di smistamento verso gli altri centri siciliani, che però sono già pieni”.
“Sappiamo che altri due barconi di eritrei stanno arrivando a Pozzallo in queste ore: anche i rifugiati dell’Africa sub-sahariana sono di nuovo in movimento” conclude Germana Graceffo.
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