Gli orrori afghani nell’intervista a Malalai Joya

Inizialmente l’ambasciata statunitense in Afghanistan le aveva negato il visto, poi sotto la forte pressione della società civile afghana e americana ha dovuto cedere. Malalai Joya è una nota attivista afghana ed ex parlamentare più volte minacciata di morte per le sue denunce ai danni dei signori della guerra e dell’occupazione militare straniera. Dalla scorsa settimana si trova negli Stati Uniti per una serie di conferenze e per promuovere “Woman Among Warlords”, il libro che racconta la sua biografia. “Hanno provato a negarmi l’ingresso negli Stati Uniti, perché do informazioni sulla vera politica del governo americano in Afghanistan, sul fatto che continuano ad ammazzare persone innocenti sotto il paravento della cosiddetta guerra al terrorismo” racconta Malali Joya in un’intervista trasmesa martedì da Democracy Now. “Dopo il mio intervento [al parlamento] nel 2003, la mia vita è cambiata” spiega l’ex parlamentare alla conduttrice Amy Goodman “Ho osato dire la verità e svelare il vero volto dei signori della guerra, una fotocopia di quello che erano i talebani. Da allora non ho mai accettato compromessi e per questo la mia vità è costantemente in pericolo”. A una settimana dalla pubblicazione sul settimanale tedesco Spiegel delle foto che ritraggono soldati statunitensi in posa vicino a cadaveri, Malalai Joya racconta il quotidiano orrore dell’occupazione militare, puntando il dito contro il nobel per la pace Barack Obama. Rispetto all’era Bush il numero dei civili afghani uccisi è salito del 24 per cento, denuncia.

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