Ancona: l’odissea europea di due profughi afgani

Lo scorso martedì due giovani ragazzi afgani hanno bussato alla porta dell’associazione Ambascita dei Diritti di Ancona. I membri dell’associazione li hanno accolti e hanno ascoltato la loro storia, una storia di ordinaria mancanza di accoglienza.
La mattina dello stesso giorno, si erano presentati al ufficio del CIR di Ancona, situato sul porto della città, per fare richiesta di asilo politico. “Ci hanno raccontato di essere partiti in aereo dall’Afganistan e di essere arrivati insieme in Austria” ha detto Valentina dell’Ambascita dei Diritti, “li’, hanno presentato una richiesta di asilo politico ma gli è stato consigliato di andare in Italia perché in Austria la loro domanda non sarebbe stata accolta.” I due ragazzi afgani hanno quindi continuato il viaggio, andando dove pensavano fosse meglio andare: al Cie di Foggia. “Per fortuna il Cie era pieno e non sono stati rinchiusi”, racconta Valentina. Seguendo nuovi consigli, sono arrivati al porto di Ancona, via terra. Al porto, il CIR li ha intervistati e ha avviato la richiesta di asilo, auggerendogli poi di andare in questura da soli per le impronte digitali. In questura non c’era nessun traduttore, li hanno obbligati a firmare un documento di cui non hanno alcuna copia. La questura li ha poi lasciati per strada. Vagando per la città, hanno incontrato delle persone che gli hanno consigliato di rivolgersi all’associazione Ambasciata dei Diritti. I membri dell’associazione hanno cercato per loro una sistemazzione per la notte, ma nessuna struttura, nessuna istituzione voleva accoglierli. Questa mattina, dopo aver trascorso la notte per strada, sono tornati al CIR insieme ai membri dell’Ambasciata. Il CIR ha pagato un biglietto di autobus per raggiungere il CARA di Arcevia. “Quando siamo andati al CIR questa mattina, abbiamo fatto presente ai dipedenti che la storia che questi due ragazzi ci hanno raccontato è diversa dalla storia scritta sulla richiesta di asilo: ad esempio, è scritto che uno di loro è arrivato in barca mentre a noi ci hanno detto di essere arrivati insieme in aereo, conlude Valentina, ci hanno risposto che la pratica andava comunque avvanti e che non ci dobbiamo preoccupare”.

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