L’Europa si esprime sulle speculazioni. E Tremonti?

Lo scorso 11 marzo Francia e Germania hanno nuovamente chiesto l’introduzione di una tassa sulla transazioni finanziarie (TTF), una misura che sarebbe in grado di porre un freno alle speculazioni più dannose per l’economia e allo stesso tempo di generare entrate da destinare a politiche sociali o ambientali. Ma mentre il resto d’Europa si mobilita l’Italia rimane a guardare. Per questo la rete di associazioni italiane riunite nella Campagna 005 hanno inviato una lettera al Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che più volte in passato si è espresso contro la speculazione, da lui stesso definita “la peste del secolo” senza mai riuscire a passare dal dire al fare. “Gli effetti distorsivi che la speculazione provoca” si legge nella lettera “si stanno drammaticamente verificando anche in relazione all’attuale crisi giapponese. La TTF è uno degli strumenti di maggiore efficacia e nello stesso tempo di più semplice applicazione, in grado di contrastare comportamenti eticamente inaccettabili”. L’occasione per recuperare il ritardo potrebbe essere offerta al governo italiano proprio dal Consiglio europeo di primavera che si apre oggi a Bruxelles. A spingere verso l’introduzione dell’imposta è stato del resto anche il parlamento europeo che lo scorso 8 marzo ha votato nettamente a favore della misura, con l’approvazione per 529 voti controi 127 del cosiddetto Rapporto Podimata. “I vantaggi della TTF” continua la lettera “sarebbero con ogni probabilità ancora più evidenti in Italia rispetto agli altri Paesi europei, dato che nel nostro paese l’ossatura del sistema produttivo è fondata sulle piccole e medie imprese”.
Un salvagente a portata di mano, insomma, su cui il governo non si è inspiegabilmente ancora espresso. Questo, nonostante i conti pubblici italiani continuino ad essere devastati e l’ennesima conferma è l’aumento del prezzo della benzina per avere risorse da destinare al fondo per la cultura. Solo in Europa si stima che l’imposta potrebbe garantire un gettito annuo anche superirore ai 200 miliardi di euro, mentre a livello globale gli introiti si aggirerebbero intorno ai 700 miliardi di dollari. Cifre comunque inferiori a quelle spese dagli stessi stati a favore delle banche, nei piani approntati dopo la crisi finanziaria. Secondo i dati dell’OCSE solo nel 2008 sarebbero stati spesi a livello globale 11.400 miliardi di dollari (undicimilaquattrocento miliardi di dollari) a favore della finanza privata.

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