Roma: richiedenti asilo deportati verso la Sicilia

55 richiedenti asilo che si trovavano nel CARA di Castelnuovo di Porto, il Centro di accoglienza per richiedenti asilo a nord di Roma, sono stati fatti salire questa mattina su dei pulman della polizia e trasferiti a Mineo, in provincia di Catania. Un’operazione avviata dalle autorità nella più completa mancanza di trasparenza e con un preavviso minimo, obbligando le persone a salire nonostante il rifiuto di alcuni. Un’autentica deportazione come denunciano le associazioni e i militanti che si sono riuniti questa mattina all’alba davanti al centro gestito dalla Croce Rossa per tentare di bloccare i trasferimenti. Ieri, racconta Eva dello Spazio pubblico autogestito Strike, nel Cara era stata affissa una lista con i nomi dei richiedenti asilo che sarebbero stati deportati verso Mineo, ma non è chiaro come e perché le persone siano state selezionate. L’ordine di trasferimento sarebbe partito direttamente dal governo e senza coinvolgere nemmeno i gestori del centro, come del resto avvenuto anche nei giorni scorsi in alcuni centri del sud e in particolare nel CARA di Bari. Il CARA di Castelnuovo di Porto ospita circa 400 richiedenti asilo, ma sul futuro delle persone che sono rimaste non è dato sapere nulla. “Riteniamo che questo sia solo l’inizio” denuncia Eva “La trasparenza è zero, ma è evidente l’intenzione del governo di usare la scusa dell’emergenza di arrivi a Lampedusa per smantellare l’intero sistema di asilo in Italia, in deroga alle leggi e allo stato di diritto”.
I 55 deportati di questa mattina erano tutti in attesa di essere ascoltati dalla Commissione per la richiesta di asilo di Roma e avevano tutti superato il perido obbligatorio di residenza nei CARA, che è di 20 giorni.
Il loro trasferimento, sottolineano le realtà che hanno indetto il presidio di questa mattina, non solo è illegale, ma rischia di compromettere l’esito stesso della richiesta di asilo dei singoli. “Sradicare i richiedenti asilo da Roma, significa anche sradicarli dalla rete di contatti e di sostegno che si erano costrutiti per le cure e per l’assistenza giuridica alla domanda di asilo”.
Dopo il presidio di stamattina l’azione di protesta e di denuncia non si ferma. Alle 12 i manifestanti si sono spostati a Piazza Venezia, sotto l’altare della patria nel centro di Roma, aprendo uno striscione con scritto “I rifugiati non sono pacchi”. Contemporaneamente è stato chiesto un incontro con il Prefetto di Roma per tentare di capire le intenzioni del governo, mentre lunedì prossimo è prevista una manifestazione sotto la Prefettura di Roma per denunciare il grave attacco al diritto d’accoglienza.

Top